I ricci

Uno degli ArturiVi ho già parlato della mia gatta italiana, delle "mie" formiche svizzere ed è giunta l’ora che vi racconti di altri animali europei che popolano il mio mondo. Oggi, l’argomento è: "I ricci olandesi"

Da molti anni ormai, ogni estate ho il privilegio di poter osservare una famiglia di ricci nelle sue scorribande notturne alla ricerca di cibo. Vengono, suppongo, dall’altro lato della strada dove si trova una specie di parco con siepi di pitosforo, rosmarino e un ulivo spellacchiato. Da mezzanotte in poi, arrivono da me, seguendo sempre il solito percorso. Passano sotto la siepe, poi scendono lungo il muro della casa confinante e poi dritti verso la ciotola di crocchette per gatto che non manco mai di riempire per loro. Sono tanti anni che questa storia si ripete e sono sicura che siamo giunti almeno alla settima generazione di ricci; si tramandano da madre in figlio l’indirizzo della mensa gratuita che gli metto a disposizione. Ogni tanto ne sequestro uno per sottoporlo ad una seduta fotografica perchè ritengo che dopo tutto quello che faccio per loro, possono sopportare una mezz’oretta all’anno di stress. E che diamine! Non sono qui per sfamare tutti i ricci del comprensorio, o almeno gratis! Si sa, i ricci si somigliano tutti e non so neanche quanti siano esattamente. Avevo pensato di applicargli un po’ di vernice sulla fronte ma ho preferito evitare. Perciò non ho nessuna possibilità di individuarli in modo certo e questo è il motivo per il quale ho deciso di chiamarli con un generico Arturo.

Gli Arturi sono animaletti molto divertenti. Vedono poco ma compensano con un olfatto abbastanza sviluppato. Di solito, mi piazzo sotto gli archi dell’appartamento e rimango immobile. Non è raro che qualcuno si avvicini e sta li, annusando l’aria, intuendo che qui c’è qualcosa di strano ma non riesce a vedere bene di cosa si tratti. Allora riparte, allunga il passo e si dirige di corsa verso la scatola-mensa. Sono sorprendentemente veloci quando vogliono! Ieri sera, un intrepido mi è addirittura passato sopra i piedi! Ho trattenuto a fatica una gran risata.
Ma perché stavo parlando di ricci olandesi? Semplice: quando passano sotto la siepe di pitosforo fanno un fracasso incredibile in mezzo alle foglie secche, ma tanto rumore, davvero. Sembra che abbiamo addosso degli zoccoli di legno!!! Poi sono rissosi: Se ce n’è uno che sta mangiando (con molti scrinch, scrunch, scranch…), basta che si avvicini un secondo Arturo perchè il primo cominci a soffiare ripetutamente dal naso ondeggiando da un lato all’altro per scoraggiare e scacciare l’intruso. Suppongo che queste cose avvengano in modo particolare se si tratti di due maschi ma rimangono solo supposizioni mie per il solito motivo dell’assenza del famoso segno di vernice sulla fronte. Ieri notte erano addirittura in tre a litigarsi le crocche. Sono proprio buffi! Hanno solo un difetto: hanno l’abitudine di sporcare vicino a dove mangiano, è un modo per segnare il territorio.
Se volete vedere i miei Arturi, andate sulla galleria fotografica che ho dedicato a loro.
Bene, l’ora della lezione ricciesca è terminata. L’argomento di una prossima puntata sarà un altro animale, stavolta non europeo. Vi parlerò della farfalla di Macao.



Je vous ai déja parlé de ma chatte italienne, et de "mes" fourmis suisses;  je vais maintenant vous raconter les aventures d’autres animaux européens qui peuplent mon univers. Le sujet de cet article sera donc "les hérissons hollandais".

Depuis plusieurs années, j’ai le privilège de pouvoir observer les explorations nocturnes d’une famille de hérissons à la recherche de nourriture. Je suppose qu’ils viennent de la haie de pittospore et de romarin qui entoure le parc qui se trouve de l’autre côté de la route. À partir de minuit, ils viennent chez moi, en suivant toujours le même parcours. Ils passent sous la haie, descendent le long du mur de la maison des voisins et accourent vers la gamelle que je ne manque jamais de leur remplir de croquettes pour chat. Cette histoire se repète depuis bien des années et je suis sûre que c’est au moins la septième génération; ils doivent se passer l’adresse du réfectoire que je leur mets à disposition de mère en fils. De temps en temps j’en kidnappe un pour le soumettre à une séance photo car je suis de l’avis qu’après tout ce que je fais pour eux, ils peuvent bien supporter une demi-heure de stress de temps en temps. Que diable! Je ne suis pas là pour nourrir les hérissons de tout le département, ou au moins pas gratuitement! C’est bien connu, les hérissons se ressemblent tous et je ne sais même pas combien il y en a exactement. J’avais pensé à leur marquer le front à la peinture mais j’ai préféré éviter. Je n’ai donc aucun moyen de les reconnaître et c’est pour cette raison que j’ai décidé de donner un seul nom à tous les bestiaux, les Arthurs.
Les Arthurs sont des petits animaux très amusants. Ils y voient peu mais compensent ce défaut grâce à un odorat assez développé. D’habitude, je reste immobile sous les arches de l’appartement. Il arrive que l’un d’entre eux s’approche et reste là, humant l’air, et qu’il ait la sensation qu’il y a quelque chose d’étrange sans bien comprendre de quoi il s’agit. Alors il repart, accélère et se dirige vers le réfectoire que je leur ai préparé dans un carton.

C’est surprenant comme ils sont rapides quand ils le veulent. Hier soir l’un des plus téméraires m’a même passé sur les pieds. J’ai eu un mal fou à m’empêcher de rire.
Mais pourquoi je parlais de hérissons hollandais? C’est simple: quand ils passent sous la haie ils font un boucan d’enfer parmi les feuilles sèches, on dirait qu’ils ont des sabots en bois!!! Et puis ils sont agressifs: S’il y en a un en train de manger (avec plein de scrinch scranch scrunch…) il suffit qu’un deuxième Arthur s’approche pour que le premier se mette à souffler par le nez comme une locomotive, en se baissant d’un côté et de l’autre pour décourager et chasser l’intrus. Je suppose que cela arrive quand deux mâles se rencontrent mais je resterai avec mes suppositions pour la raison dont j’ai déja parlé: l’absences de tache de peinture sur le front. La nuit dernière il y en avait trois qui se disputaient les croquettes. Ils sont vraiment marrants! Ils n’ont qu’un défaut: l’habitude de faire leurs besoins près de l’endroit où ils mangent, c’est une façon de marquer le territoire.
Si vous voulez voir mes Arthurs, rendez vous sur la galerie phootografique que je leur ai consacrée.
Bon, la leçon hérissonière est terminée. Le thème que je traiterai la prochaine fois sera un autre animal, qui lui, ne vit pas en Europe. Je vous dirai tout sur le papillon de Macao.

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6 thoughts on “I ricci

  1. P.S.: Finalmente sono ritornato on-line… già… Splinder mi aveva chiuso fuori per 4 giorni!!!
    Il bello è che se cancello il post “Prova” mi fa sparire anche quello che ho inviato sul Martin Pescatore… buffo eh?
    L’articolo sul volatile lo avevo inviato ieri mattina, ma poi era sparito e la redazione Splinder, alla quale avevo scritto, non sapeva che cosa fare…
    Scrivo anche su altri 3 blog non miei e succedeva la stessa cosa.
    Oggi con il post “Prova” la situazione si è sbloccata, ma guai a toccarlo! :-/

  2. Oh, gli Arturi 🙂
    Ogni tanto penso a loro :-))))

    Ora non so se sono io ad essere il solito imbranato con la tecnologia, ma se clicco sul link della galleria foto mi ritrovo un’altra finestra del tuo blog uguale uguale 😮

  3. Grazie per la segnalazione. Ho corretto l’errore, adesso dovrebbe funzionare.
    Ma che bello il Martin pescatore, quando sono ripassata da te ho visto la foto. Stupendo. Spero che i tuoi guai con Splinder siano terminati, se basta lasciare il post di prova, lascialo, che te frega?!

  4. Quando ho lett “Ricci olandesi” seguito da “estate” ho pensato che li avesis chiamati così perché come molti olandesi (e tedeschi) venogno in italia al mare ( cioè da te) in villeggiatura!

  5. Anch’io li adoro: ho la candela, il portacandela, il peluche in macchina, i giochini per cani (tanto la Piuma non gioca), il portachiavi tutto a forma di riccio 🙂

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