Côte d’Émeraude

emeraude

e vi avanzano 10 minuti da dedicare ad un viaggio virtuale, vi consiglio di cliccare su questa gemma, vi porterà sulla Côte d’Émeraude, terra della mia gioventù. Da non confondere con la Costa Smeralda, si tratta di un tratto di costa sulla Manica (e, più precisamente, sul Golfo di Saint-Malo) della regione francese della Bretagna, situato tra il dipartimento des Côtes-d’Armor e il dipartimento dell’Ille-et-Vilaine. L’appellativo Côte d’Émeraude fu coniato nel 1890 sul modello di “Costa Azzurra” dallo storico e avvocato Eugène Herpin per il colore smeraldo che assume talvolta il mare.

L’associazione “Cœur Emeraude”, per promuovere la concretizzazione del Parco Naturale regionale “Rance–Côte d’Emeraude”, ha commissionato la realizzazione di un film. Une bella presentazione del territorio interessato dal progetto. Tra maree, città, campagne e visi bretoni, la natura selvaggia prevale.

Ça vaut le coup d’œil!.

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La scelta delle parole

Buon odore

Non è la prima volta che i giornalisti dimostrano di mancare di sensibilità nella scelta delle parole per i titoli o le didascalie. Mi ricordo un articolo di cronaca che annunciava che la vittima di un incendio si era “spenta” dopo 3 giorni di agonia! Simpatico, non è vero?

Questa è la prima pagina di un giornale francese che sarebbe dovuta uscire ieri. Nel giro di pochi minuti una valanga di commenti dei lettori è arrivata sul sito de Le Telegramma permettendo così alla redazione di correggere il tiro prima di fare una brutta figura. Qui, lo screenshot della pagina dopo la correzione. Ma rileggersi prima di pubblicare qualcosa no eh?

Come direbbe Nanni Moretti: “Le parole sono importanti!”

Buona Candelora a tutti!

crepesIn Toscana il detto sulla Candelora recita: 

Se nevica o gragnola dell’inverno siamo fora
Se c’è sole o solicello siamo ancora a mezzo inverno
Se c’è sole o sole tutto dell’inverno resta il brutto

Oggi è piovuto, quindi possiamo ritenerci usciti dall’inverno, giusto? E questo è un bene. Uffa però….tutte queste tracce lasciate dalla pioggia sul mio macinino nuovo.

Per tirarmi su mi ci vorranno almeno tre crêpes!

Il presidente

Sarkozy
Da brava cittadina francese, vi presento il mio nuovo Presidente della Repubblica. Le mie buone maniere mi impongono di dare il benvenuto a Nicolas Sarkozy di augurargli buon lavoro. "Rappresenterò anche chi non mi ha eletto", sono state le prime parole del neo presidente. Speriamo che mantenga le sue promesse!

Testimonial

Valentino
Che carina la maglietta con la bandiera bretone indossata da Valentino Rossi nel nuovo spot di Fastweb! Forse non è proprio quella bretone originale ma ci assomiglia proprio tanto, mi piace!



Il est chouette le T.shirt que porte Valentino Rossi dans le nouveau spot de Fastweb! Ce n’est peut-être pas le drapeau breton original mais il lui ressemble beaucoup.

Clicca, c’è Dolmen!

Dito USB
Sono malata “terminale”…irremediabilmente contagiata. Il computer mi ha risucchiato ogni neurone. Sono internet dipendente. Non vivo senza connessione. Forse mi sta addirittura crescendo una presa USB dietro la nuca. Chi mi presta uno specchio…vorrei dare un’occhiata.

Sarà per questo che mentre guardavamo la TV ho chiesto a Marcello di cliccare su Rete 4 che stava per cominciare la quarta puntata di “Dolmen”?

DolmenA proposito, mi sono proprio sbellicata dalle risate vedendo la scena delle sabbie mobili. Se fosse stata una spiaggia piatta e piena di melma grigia, sarebbe stato ancora plausibile ma scegliere un punto che la marea alta non raggiungeva da settimane, oltre la linea di alghe, in leggera salita, fatta di sabbia bianca e grossa era completamente ridicolo. Sembrava che avessero piantato il commissario come un chiodo. Che risate!


Je suis  malade “terminale”contaminée au dernier stade. L’ordinateur a absorbé toutes mes cellules nerveuses. Je suis une droguée d’Internet. Je ne peux pas vivre sans connection. J’ai même la sensation qu’une prise USB est en train de me pousser derrière la nuque. Quelqu’un peut me prêter un miroir?…J’aimerais bien contrôler!

C’est peut-être pour ça que devant la télé j’ai demandé à Marcello de “cliquer” sur Rete 4 pour ne pas rater le début du 4ème épisode de Dolmen.

DolmenLa scène des sables mouvants m’a fait mourir de rire. S’ils avaient choisi une plage plate et vaseuse, ça aurait à la rigueur encore pu être plausible mais ils ont choisi un endroit que la marée haute n’atteignait pas depuis des semaines, au delà du cordon de goëmon, en légère pente sans considérer que c’était du gros sable blanc. Tout cela était on ne peut plus ridicule. Et en plus le commissaire semblait planté là dedans comme un clou. Quelle rigolade!

Dolmen: Verità e finzioni

Dolmen

Ho notato che diversi visitatori occasionali sono capitati sul mio blog cercando informazioni sulla serie televisiva Dolmen. Le chiavi di ricerca digitate su Google erano le seguenti:
  • dolmen telefilm trama
  • dolmen
  • cos’è un dolmen
  • dolmen bretagna
  • Dove hanno girato Dolmen
Mi dispiaceva aver fatto fare un viaggio inutile a queste persone ed ho deciso di fare una ricerchina per conto mio per poter fornire alcune notizie utili. Spero di farvi cosa gradita:
Prima di tutto, dovete sapere che l’isola di Ty Kern non esiste nella realtà. Il telefilm è stato realizzato nel 2004 nell’arco di 7 mesi a Ouessant, Brignogan, Brest ma sopratutto a Belle Ille, au Conquet e in altri posti magnifici del Finistère. L’abbazia e il cimitero si trovano alla Pointe St Mathieu, l’esterno della gendarmeria è all’uscita di Le Conquet, il faro e i menhirs (finti) sono ambientati sulla penisola di Kermorvan.
I menhirs sono stati realizzati a Lorient e portati sul posto in trasporti speciali. Ognuno pesa 700 kg. Un tourista inglese ha addirittura chiesto allo staff perchè il sito non era segnalato nella sua guida. La serie è costata 12,5 milioni di euro.  Informazioni tratte da http://www.bretagne.com/fr/culture/fiction/dolmen
Cosa sono menhirs e dolmen?
Tavole di pietra, cerchi magici e menhirs sono costruzioni megalitiche, i monumenti più antichi dell’umanità.
Quelli più caratteristici dono i dolmen e i menhirs, di origine celtica: significano rispettivamente “tavola di pietra ” e “pietra lunga”.
Un dolmen sovrasta una tomba “tumulus” individuale o collettiva. Sono formati da diversi blocchi fissati nel suolo e da una lastra orizzontale.
Un menhir è un blocco isolato piantato nel suolo; sono in alcuni casi disposti seguendo un alineamento oppure in cerchio. Nel caso dei cerchi si chiamano “cromlechs”.
Devo però far notare alcune inesattezze:
  • Non è vero che la luce del faro fa rumore quando passa.
  • Non è vero che tutti i pescatori bretoni suonano la cornamusa come da battuta sentita nel telefilm
  • Non è vero che in Bretagna si festeggia nei bar bevendo birra ballando e cantando “Tri martolod yaouank” di Alan Stivell.  qui trovate il testo in bretone e in francese – Cliccando qui potete ascoltarla.
Aggiungerò eventuali ulteriori informazioni nei commenti.


J‘ai remarqué que mon blog a reçu quelques visites occasionnelles suite à des recherches sur Google sur la série Dolmen, dont voici les mots clé:

  • dolmen telefilm trame
  • dolmen
  • qu’est ce qu’un dolmen
  • dolmen bretagne
  • Où a-t-on tourné Dolmen

Cela m’embêtait d’avoir fait faire un voyage inutile à ces gens-là, alors j’ai décidé de faire une petite recherche de mon côté pour pouvoir fournir quelques informations supplémentaires.

Avant tout il faut savoir que Ty Kern n’existe pas. C’est filmé sur Ouessant, Brignogan, Brest... et pleins d’autres magnifiques lieus du Finistère.
En plus de Belle Île et Brest,  le tournage s’est déroulé au Conquet, l’abbaye et le cimetière sont à la Pointe St Mathieu, l’extérieur de la gendarmerie à la sortie du bourg du Conquet et le phare et les menhirs sur la presqu’île de Kermorvan (les menhirs n’existent pas).

Les menhirs ont été réalisés à Lorient puis acheminés par convoi spécial. Chacun pèse 700 kilos. Un touriste anglais est même venu demander à l’équipe pourquoi le site n’était pas dans son guide!! 12,5 millions d’euros ont été dépensés pour la réalisation de cette série. Toutes ces informations sont extraites de http://www.bretagne.com/fr/culture/fiction/dolmen
Menhirs et dolmen?
Tables de pierre, cercles magiques, menhirs, les constructions mégalithiques sont les plus anciens monuments de l’humanité.
Les monuments les plus caractéristiques de cette époque lointaine sont les dolmens et les menhirs. Ces deux mots, d’origine celtique, signifient respectivement “table de pierre” et “pierre longue”.
Un dolmen “table de pierre” abrite une tombe “tumulus”. Les dolmens peuvent abriter des tombes individuelles ou collectives. Ils sont formés de plusieurs blocs fixés dans le sol et d’une dalle horizontale.
Un menhir “pierre longue” est un bloc dressé qui se présente isolé ou, plus rarement, disposé en alignement ou en cercle. Quand plusieurs menhirs sont disposés en cercles, on parle de “cromlechs”.Il faut tout de même préciser quelques petites inexactitudes:

  • La lumière du phare ne fait aucun bruit quand elle te passe dessus.
  • Les pêcheurs bretons ne jouent pas de la cornemuse, comme il semblerait en entendant certains dialogues du téléfilm.
  • C’est faux qu’en Bretagne on fait la fête dans les bars en buvant de la bière, en dansant et en ne chantant que “Tri martolod yaouank” di Alan Stivell.  Ici vous trouvez le  texte en breton et en français – En cliquant ici, vous pouvez l’écouter.
J’ajouterai éventuellement d’autres informations à l’interieur des commentaires.

Dolmen


Accidenti a me! Mi sono dimenticata di programmare il videoregistratore e siamo arrivati a casa solo alle 22:30. Così mi sono perso la prima puntata de DOLMEN la saga ambientata in Bretagna. Mi mangerei le mani! Spero che Rete 4 trasmetta una replica in settimana. Se sentite qualcosa a riguardo, per favore, fatemi un fischio.



Je m’en veux à mort! J’ai oublié de programmer le magnétoscope et nous sommes rentrés à la maison à 22:30. Comme cela, je n’ai vu que la fin du premier épisode de DOLMEN, la saga qui a été tournée en Bretagne et je m’en mords les doigts! J’espère que Rete 4 retransmettra l’épisode dans la semaine à venir. Si vous avez des informations à ce sujet, avertissez moi SVP.

***AVIS POUR MES LECTEURS FRANÇAIS: VEUILLEZ EVITER DE ME GÂCHER LA SURPRISE! MERCI BIEN ***

Ricordi d’infanzia

Le Villou

C‘era una volta, in un paesino della Bretagna che contava meno di 700 anime, una bimba alta e magra al punto da assomigliare ad un asparago. Tutti i giorni si incamminava verso la scuola delle suore, o piuttosto dellA suora, perché Sœur Jean era l’unica insegnante. Si dedicava a rotazione alle 4 classi della scuola. Ogni classe era composta da tre o quattro alunni. L’ultimo anno delle elementari eravamo in quattro nella mia classe, c’era Jean Mi (diminutivo di Jean Michel), Jacqueline, Josiane e io. Ogni trimestre, io e Jean Mi lottavamo per il titolo di primo della classe. Effettivamente non era poi molto difficile e così ci alternavamo. L’anno successivo, la storia cambiò perché le scuole medie più vicine si trovavano a Dinan, a 10 km dal paesello.

Per facilitarmi le cose, i miei pensarono bene di iscrivermi al Lycée de Jeunes Filles Broussais in regime di “internat”, entravo il lunedì mattina e tornavo a casa il sabato a mezzogiorno, con un’uscita il mercoledì pomeriggio quando mi veniva a trovare Mamma. Ma non aveva preso in considerazione il fatto che non avrei sopportato tutti questi cambiamenti drastici. Ritrovarmi in un colpo solo lontana da casa per tutta la settimana, in una scuola enoooooooorme con un sacco di classi (normali) di 30 bambine, mi procurò uno stress terribile. Per 15 giorni, non ho fatto amicizia con nessuno, troppo timida per avvicinarmi alle bambine sconosciute; avevo delle ferite all’altezza delle caviglie per colpa della cartella (all’epoca non esistevano gli zaini) piena di tutti i libri e tutti i quaderni di tutta la settimana che mi portavo sempre appresso, nessuno mi aveva detto che “les internes” avevano un armadietto a disposizione. Quando arrivava il mercoledi pomeriggio, ero felice di vedere la mia Mamma per i primi 5 minuti, dopo di ché cominciavo a piangere ed implorarla di non rimandarmi lì dentro. Per quindici giorni ho mangiato e dormito pochissimo. Ero a un passo dalla depressione più nera. Poi i miei genitori mi tolsero dall’internat e mi bastò prendere la corriera mattina e sera per riprendere a vivere. Piano piano mi sono creata le mie amicizie e tutto proseguì normalemente.

Passarono tre anni, acquisii un pochino di sicurezza in me stessa ma mi rendevo conto con disappunto di essere normale, anonima in mezzo a centinaia di altre ragazzine. Fino al momento in cui scoprii che il mio cognome era italiano. Un pensiero si intrufolò nella mia mente: “Ecco, questa è una cosa che le altre non hanno, allora sono diversa dalle mie compagne!” e questa sensazione fece crescere la mia autostima e la considerazione che, forse anch’io potevo essere interessante in qualche maniera.

Cominciai a tempestare mio padre di domande sul perché e il percome i suoi genitori erano arrivati in Bretagna e fu in quel momento che nacque la mia grande curiosità sull’Italia e tutto quello che potevo collegare a questo paese, come la musica, la cultura, le targhe delle macchine, la cucina.

Decisi poi di intraprendere la ricerca dei miei antenati. Mia nonna paterna era già mancata da qualche anno, prima che potessi chiedere direttamente a lei di soddisfare le mie curiosità e Papà, putroppo, non sapeva molto. Per questo scelsi il metodo scientifico. Chiesi all’anagrafe di Dinan, il mio atto di nascita e fu l’inizio di una lunga avventura. L’atto di nascita di una persone riporta il nome, data e luogo di nascita dei genitori e molte altre informazioni sono trascritte nelle annotazioni marginali. Scrivendo ai comuni che via via scoprivo nei vari atti, anno dopo anno, come un segugio che segue le tracce della preda, riuscii a risalire al luogo di nascita del mio bisnonno: Correggio in provincia di Reggio Emilia.

***(segue)***

 


Il était une fois, dans un village breton de moins de 700 habitants, une fillette tellement longue et maigre qu’elle ressemblait à une asperge. Tous les jours, elle allait à l’école à pied. Le nom de l’école des sœurs, ou plutôt de LA sœur, parce qu’il n’y avait qu’une enseignante, était le Villou. Sœur Jean s’occupait de 4 classes, à rotation. Chaque classe était formée de 3 ou 4 élèves. Pendant la dernière année des primaires, nous étions 4 dans ma classe, il y avait Jean Mi (diminutif de Jean Michel), Jacqueline, Josiane et moi. Chaque trimestre je luttais contre Jean Mi  pour obtenir le titre de premier de la classe. Évidemment, on n’avait pas beaucoup de mérite et on s’alternait, une fois lui, une fois moi. L’année suivante, les choses furent tout à fait différentes puisque le lycée le plus proche se trouvait à Dinan, à 10 km de mon village.

Pour me faciliter les choses, mes parents m’avaient inscrite comme interne au Lycée d’État de Jeunes Filles Broussais, j’y rentrais le lundi matin et j’en sortais le samedi midi. On avait droit à une sortie le mercredi après-midi. Mes parents avaient choisi cette solution pour mon bien, mais ils ne pouvaient pas s’imaginer que je n’aurais pas supporté tous ces changements. Je me suis retrouvée tout à coup loin de chez moi pendant toute la semaine, dans une école enooooooorme qui comptait une infinité de classes nombreuses (30 filles, ce n’était normal que pour les autres!). Tout cela m’a procuré un stress terrible. Pendant 15 jours je n’ai parlé à aucune de mes compagnes, trop timide pour faire connaissance avec des inconnues, j’avais des bleus sur les mollets et les chevilles en sang à cause du cartable (à cette époque là, les sacs à dos n’existaient pas encore) dans lequel j’avais mis tous les livres et cahiers de toute la semaine; je le trainais toujours avec moi car je ne savais pas que les internes avaient des casiers à leur disposition. Quand Maman me sortait de là le mercredi, j’étais heureuse pendant les 5 premières minutes, après quoi je commençais à pleurer et à l’implorer de ne pas me renvoyer là-dedans. Pendant quinze jours j’ai très peu mangé et mal dormi. J’étais à un pas de la plus noire des dépressions. Et puis mes parents m’ont retirée de l’internat et il m’a suffi prendre le car matin et soir pour recommencer à vivre. Petit à petit je me suis fait des amies et toute ma scolarité se déroula normalement.

Trois ans plus tard, j’avais acquis un petit peu d’assurance, mais je  me trouvais totalement anonyme, invisible parmi des centaines de filles toutes pareilles. Jusqu’au moment où j’ai découvert que mon nom de famille était italien et une pensée se faufila dans ma tête: “Oh! voila enfin quelque chose que les autres n’ont pas, alors je ne suis pas comme mes copines!” et cette sensation a fait augmenter ma confiance en moi et j’ai commencé à prendre en considération le fait que je pourrais être intéressante, moi aussi, d’une certaine façon.

J’ai alors commencé à bombarder mon père de questions sur les raisons et les circonstances de l’arrivée de ses parents en Bretagne et c’est à ce moment là que ma grande curiosité sur l’Italie et tout ce qui s’y rapporte est née.  Je voulais tout savoir sur la musique, la culture, les plaques minéralogiques des voitures et la cuisine italienne.

C’était décidé: j’aurais entrepris la recherche de mes aïeux . Ma grand-mère paternelle était décédée quelques années avant que je ne puisse lui poser personnellement toutes mes questions et malheureusement, Papa ne savait pas grand chose. J’ai donc opté pour la méthode scientifique. J’ai demandé à l’État Civil de Dinan de me fournir mon acte de naissance et une longue aventure a commencé. L’acte de naissance d’une personne contient le nom, la date et le lieu de naissance de ses parents et les annotations marginales fournissent d’autres informations supplémentaires. J’ai demandé copie de ces actes à toutes les mairies des communes que je découvrais au fur et à mesure dans les documents que je recevais, et petit à petit, comme un chien de chasse qui suit une piste, j’ai réussi à localiser le lieu de naissance de mon arrière-grand-père: Correggio dans la  province de Reggio Emilia.

***(à suivre)***

Sliding Doors

sliding doors
Nel film "Sliding Doors" con Gwyneth Paltrow, il regista Peter Howitt ci mostra che cosa succederebbe a Helen se, un giorno, non fosse riuscita a prendere la metropolitana per colpa (o merito) di un fatto banale come la chiusura delle porte di quel treno.

Ho riflettuto sul destino e sui casi della vita e sono giunta al punto di individuare l’episodio cardine della mia vita. E’ probabile che se non fosse accaduto non sarei sicuramente qui, e la mia vita sarebbe completamente diversa per il semplice fatto che sarei ancora in Francia.
Ebbene se quella che sono oggi, sta scrivendo questo post seduta davanti a questo PC sistemato nella camera da letto di un minuscolo appartamento di un paese della Toscana significa che, stranamente, deve ringraziare un ladro.

Leggendo la profezia di Celestino di James Redfield, ho capito che niente accade per caso. Forse lo scopriremo dopo anni ma il destino o chi per lui sa quello che fa e ci chiede soltanto di fidarci di lui. Certo, quando io e i miei genitori subimmo quel furto ad Ostia Lido nel lontano 1980, questo pensiero filosofico non ci sfiorò minimamente.
Era agosto, stavamo andando in vacanza in Sicilia. All’epoca le automobili non montavano ancora il climatizzatore di serie, e comunque vivendo in Bretagna, non ne avevamo certo bisogno. Le nostre ghiandole sudoripare non erano però preparate a sopportare le temperature da alto forno dell’Italia centrale e ad un certo punto, si sono giustamente ribellate. Per trovare un attimo di refrigerio abbiamo deciso di fermarci a Ostia Lido, il tempo di fare un tuffo in mare. Ma tornando alla macchina, abbiamo avuto la brutta sorpresa di trovare un finestrino spaccato: la mia borsa, lasciata incautamente sotto il sedile del passeggero era sparita. Proprio quella mattina, mio padre aveva diviso in tre parti i soldi che dovevano servire per tutto il viaggio, in modo da essere più tranquilli, un terzo lo teneva lui, un terzo mamma e io il resto. Più tranquilli un corno!

Dopo quell’inconveniente, accantonammo l’idea di proseguire il viaggio, i soldi non bastavano più; decidemmo allora di tornare a Nord e la sorte ci fece arrivare in un paesino carino in Toscana sul mare. Il proprietario della pensioncina in cui passammo la notte era, a nostri occhi bretoni, completamente pazzo ma si fece in quattro per trovarci una sistemazione, il suo nome era Marcello, se ricordo bene… 
Fù allora che capii il vero significato della parola VIVERE. Qui, si usciva dopo cena e non ci si rintanava in casa davanti alla TV,  c’era un sacco di giovani e non solo quattro contadini e poi faceva caldo anche in mare, cosa ben diversa dalle temperature alle quali ero abituata.

Rimasi cosi colpita che negli anni successivi, trovai il sistema per tornarci. Durante il mese di Luglio lavoravo nell’albergo  di mia zia in Liguria e con quello che guadagnavo, potevo permettermi di passare due o tre settimane a San Vincenzo. Qualche anno più tardi quando presi sul serio la decisione di trasferirmi in Italia, chiesi all’unica persona che conosceva mezzo mondo, di darmi una mano per trovarmi almeno un punto di appoggio a Roma. Avevo sentito dire che le agenzie di viaggi cercavano persone con conoscenze linguistiche e volevo tentar la sorte, ma non al punto di arrivare nella capitale, senza conoscere nessuno, con la sola compagnia di una valigia. Dove sarei andata? Avevo 22 anni, mi sembrava un pochino rischioso.

Marcello non poteva aiutarmi su Roma ma mi propose di venir a lavorare nell’agenzia di pubblicità sulla stampa estera che aveva appena aperta, lasciandomi la possibilità di cercar qualcos’altro se l’avessi ritenuto necessario. Intanto, avevo un punto fermo e potevo guardarmi intorno. Ma quello che vidi fù di mio gradimento e così, misi le radici a San Vincenzo.

Adesso so con certezza che senza quel finestrino rotto, non sarei qui in questo momento. Non avrei incontrato Marcello, sarei tornata in Bretagna, il mio carattere sarebbe rimasto quello di una ragazza timida, chiusa, e anche ingenua. Forse a quest’ora sarei sposata. Che razza di lavoro farei? L’insegnante d’italiano? Chissà! So soltanto che la mia vita è cambiata grazie a quell’incidente di percorso.

Posso dire che questa è la dimostrazione che non tutto il male vien per nuocere….a volte basta solo aspettare qualche anno per rendersene conto.



Dans le film "Sliding Doors" avec Gwyneth Paltrow, le metteur en scène Peter Howitt nous explique ce qui serait arrivé à Helen si, un jour, elle n’avait pas pu prendre le métro, à cause  (ou grâce) à un fait banal comme la fermeture des portes du wagon.

Mes réflexions sur le destin m’ont permis de déterminer le moment précis où ma vie a changé de direction. Sans cet épisode je ne serais probablement pas ici en ce moment et ma vie serait complètement différente du fait que je serais sans doute encore en France.

Si celle que je suis devenue est en train d’écrire cet article, devant l’écran de cet ordinateur, qui se trouve dans la chambre de ce minuscule appartement d’un patelin de Toscane, cela semblera étrange, mais je le dois à un voleur.

Après avoir lu "La Prophétie des Andes" de James Redfield, j’ai compris que rien n’est dû au hasard. Nous nous en apercevrons peut-être quelques années plus tard, mais le destin sait ce qu’il fait et nous demande seulement de lui faire confiance. Évidemment quand mes parents et moi avons subi ce vol à Ostia Lido en 1980, cette pensée philosophique ne nous a pas du tout effleurés.

Ça s’est passé au mois d’août, nous allions en vacances en Sicile. À cette époque là, les voitures n’avaient pas encore l’air conditionné ou du moins, nous qui vivions en Bretagne, nous n’en avions pas vraiment besoin. Cependant, nos pores n’étaient pas préparés à affronter les températures dignes d’un haut fourneau que nous avons trouvées en Italie centrale, et à moment donné, ils se sont révoltés. Nous avons donc décidé de faire una halte à  Ostia Lido,  juste le temps de prendre un bain pour nous rafraichir. Mais quand nous sommes revenus à la voiture, nous avons eu la mauvaise surprise de la retrouver avec un carreau de cassé: Mon sac à mains, que j’avais bêtement caché sous le siège avant, avait disparu. Et justement ce matin là, pour être plus tranquilles, Papa avait partagé en trois l’argent du voyage, un tiers à lui, un tiers à Maman et à moi le reste. Trauquilles, tu parles!!!
Suite à ce petit inconvenient, il n’était plus question de poursuivre le voyage jusqu’ en Sicile, manque de fonds; nous avons alors préféré remonter vers le Nord et le hasard nous porta dans un joli petit village sur la côte toscane.
Le propriétaire de la pension de famille qui nous a accueillie était complètement fou (à nos yeux de bretons) mais il s’est mis en quatre pour nous trouver un coin où passer la nuit. Il s’appelait Marcello si j’ai bonne mémoire ……)

C’est à ce moment là que j’ai découvert ce que VIVRE voulait vraiment dire. Là, on sortait le soir e on ne restait pas enfermés à la maison à regarder la télé, il y avait des tas de jeunes et pas seulement quatre paysans et puis il faisait chaud, même l’eau de mer était chaude, et c’était bien différent de ce à quoi j’étais habituée. Tout cela m’avait tellement frappée que, pour les années à venir, j’avais trouvé le système pour y retourner. Au mois de Juillet, je travaillais chez ma tante qui avait un hôtel en Ligurie et grâce à ce qu’elle me donnait comme salaire, je pouvais rester deux ou trois semaines à San Vincenzo.

Plus tard, quand j’ai pris serieusement la décision de m’installer en Italie, j’ai demandé à celui qui connaissait un tas de monde de me donner un coup de main pour trouver un point de chute à Rome. On m’avait dit que les agences de voyages cherchaient du personnel connaissant les langues étrangères et je voulais tempter ma chance mais en évitant quand même de débarquer avec ma petite valise, dans la capitale sans connaitre personne. Où serais-je allée? J’avais 22 ans et cela me paraissait un peu risqué.

Marcello ne pouvait pas m’aider sur Rome mais il me proposa de travailler avec lui dans l’agence de publicité sur la presse étrangère qu’il venait d’ouvrir, en me laissant la possibilité de trouver autre chose au cas où. De cette manière ça me donnait déjà un point de départ et je pouvais contrôler ce qui se passait autour de moi. Mais l’ambience m’a plue et j’ai planté mes racines à San Vincenzo.

Maintenant je sais que sans ce bris de glace, je ne me trouverais pas ici en ce moment. Je n’aurais pas rencontré Marcello, je serais rentrée en Bretagne, mon caractère n’aurait pas changé ( je serais restée timide, fermée et ingénue). Peut-être serais-je mariée à présent. Quel serait mon travail? Peut-être serais-je prof d’italien? Qui sait?!

Ce dont je suis absolument sûre, c’est que ma vie a changé grâce à cet incident de parcours. Je peux dire que tout cela prouve que tout le mal ne vient pas pour nuire…..il suffit parfois d’attendre quelques années pour s’en rendre compte.