La consegna dell’assegno

Assegno idag
Abbiamo scelto di consegnare l’assegno del ricavato del Catlendario di IDAG 2008 al Gattile di Cecina proprio oggi. Non è un giorno qualsiasi: Il 17 Febbraio è il giorno della Festa Nazionale del Gatto. Prima abbiamo pranzato tutti insieme: Garfield, Stefy, Loll@, Andrea, Patrizia e Giada. Poi Mauro ci ha raggiunti per il caffè e ci siamo diretti verso il gattile dove, dopo le fotografie di rito abbiamo consegnato una bella cifretta alle tre volontarie. Sono contenta di aver potuto trascorrere questa bella giornata in compagnia di alcune delle persone che hanno contribuito con generosità alla riuscita dell’iniziativa. Patrizia ha avuto il cuore e il coraggio di adottare due gatti malati che altrimenti sarebbero stati condannati a finire i loro giorni chiusi in una gabbia.

Che bella Festa del Gatto! Per me e soprattutto, per i gatti del Rifugio.

Visita al gattile

Gatto nero
E' da un po’ di tempo che non scrivo, è vero. A dire la verità non ho un granché da raccontare. Sono spesso a casa, senza macchina e mi sento un po’ come se fossi in prigione. Martedì è stata come un’ora d’aria. Loll@ ha organizzato un raduno di idag, il gruppo di discussione gattofilo.

Purtroppo la maggior parte di quelli che dovevano venire hanno avuto un impedimento e alla fine ci siamo ritrovati in 4. Si, proprio 4 gatti! Dopo un pranzo alla buona a base di affettati e verdurine sott’olio nel borgo natio di Giosué Carducci (Bolgheri), ci siamo diretti a Marina di Cecina per fare visita al “Rifugio del Gatto” gestito da tre volontarie. Tre persone soltanto per occuparsi tutti i giorni di circa 150 gatti ospiti fissi del rifugio più un altro centinaio sparso nelle varie colonie feline del territorio!

Loll@ ed Andrea avevano caricato all’inverosimile la loro auto di ogni genere di materiale (cibo, varechina, siringhe, lettiera addirittura un tiragraffi enorme). Si erano anche muniti di trasportino utile in caso di improvviso colpo di fulmine sul campo, sfortunatamente nessun incontro magico è avvenuto. Io e Marcello avevamo portato un po’ di ciottolame, una coperta e la famosa brandina snobbata dalla Piuma senza contare la ventina di scatolette comprate per conto della mia amica Lorella. Non potevamo arrivare a mani vuote no? Poi dovevo fare una specie di reportage fotografico visto che questa struttura beneficerà di parte degli utili del catlendario 2008.

I gatti sono tutti sterilizzati, di ogni età, di razza e non.  C’era un bel simil siamese strabico appiccicoso che non mi mollava mai e una magnifica tricolore dal pelo morbidissimo e lucente. Purtroppo ci sono moltissimi gatti neri che nessuno vuole: la superstizione è davvero una brutta bestia. Gli abbandoni sono all’ordine del giorno e nell’arco del pomeriggio una delle volontarie ha trovato due cucciolate abbandonate durante il suo giro abituale. Il gattile è tenuto bene ma servirebbe un uomo per fare i lavori di ….diciamo…bricolage. Prima che andassimo via, due micetti sono stati adottati, almeno la giornata è finita in bellezza. Ho una grande ammirazione per Giada, Loretta, Rita e  i volontari delle associazioni in generale per la loro devozione. Non credo che potrei fare un decimo di quello che fanno loro.
Cliccate QUI per vedere le foto.

Lezione di vita

lavagna

OK, va bene….d’accordo…..OK!!! Ho capito la lezione! Ci ho messo tre mesi ma l’importante è che ci sia riuscita! Non so esattamente chi mi ha mandato il messaggio, forse il mio angelo custode, forse semplicemente un’amica o forse, sto solo guarendo, fatto sta che finalmente ho aperto gli occhi e mi sono resa conto che contrariamente a quanto pensavo:
  • Non ho più 23 anni
  • Non è vero che gli incidenti o le malattie capitano solo agli altri
  • Sono un essere umano, non sono perfetta ma sono cosi
  • L’influenza degli ormoni sul corpo umano non è una leggenda metropolitana
  • DEVO volermi bene e riguardarmi
  • Non è poi cosi difficile non pensare alle sigarette
  • Tenere le dita lontane dalla bocca e non mangiarsi le unghie E’ POSSIBILE
  • Sono circondata da moltissime persone che mi vogliono un gran bene, nonostante tutti i miei difetti.
  • Ci sono cose che bisogna accettare se no, non si va avanti

Sono sicura che da adesso vedrò i miglioramenti, cosi a breve potrò fare quel trattamento ed avviarmi a passo spedito verso la guarigione!

In sospeso

Time Out
Il mio allenatore/neurologo mi ha messa in panchina per una specie di time out. Avrei dovuto subire l’intervento di radiochirurgia Gamma Knife Mercoledi 18 o Venerdi 20 ma da qualche giorno i disturbi che si limitavano a infastidire il mio braccio destro si sono estesi anche alla gamba, specialmente quando sono digiuna o quando ho un calo di zuccheri. Perciò lo specialista ha preferito rimandare il trattamento di qualche giorno nella speranza che la situazione migliori o, perlomeno si possa stabilizzare. Devo quindi fare 6 giorni di cortisone che dovrebbe attenuare l’infiammazione prima di rimettermi in contatto con la clinica per prendere un nuovo appuntamento. Meno male che la mia vicina/catsitter è una bucatrice provetta! Incrocio le dita e la coda della Piuma, perchè funzioni anche se sono perplessa di natura….

Addio, Bruno Lauzi

Bruno Lauzi
on questa lettera aperta scritta a Mr. Parkinson con la sua consueta ironia, Bruno Lauzi, il noto cantautore genovese, malato da tempo e scomparso Martedi all’età di 69 anni,  lancia dal suo sito un appello a favore della lotta contro questa  terribile malattia. Ecco il testo:

“Egregio Signore, non è con piacere che le scrivo questa lettera, ma d’altra parte avrei dovuto parlarle a quattr’occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c’è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me. Le scrivo, come può notare, col computer, perché la mia calligrafia s’è fatta illeggibile e così minuscola che i miei collaboratori devono usare la lente d’ingrandimento per riuscire a decifrarla… Perché le scrivo? E’ presto detto: io ho superato con una certa disinvoltura l’imbarazzo che lei (l’ho scritto senza maiuscola, non la merita) mi ha creato chiedendo pubblicamente la mia mano ed ovviamente ottenendola.

Convivere con un ufficiale inglese a riposo, già condannato nel Punjab per ripetuti tentativi di violenza neurologica su qualunque essere di qualunque specie (le cose si vengono a sapere, come vede…) non è stato facile, la mia è una famiglia è all’antica e non ha apprezzato. MA ORA LEI STA ESAGERANDO, signore, glielo devo dire. Quando è troppo è troppo, e il troppo stroppia! C’è un proverbio arabo che dice: ”Se hai un amico di miele non lo leccare tutto”, INVECE LEI S’APPROFITTA D’OGNI RILASSATEZZA, DELL’ABBASSAMENTO DELLA GUARDIA NELLA BATTAGLIA QUOTIDIANA, ci proibisce di pensare ad altro, contando sulla superficialità con cui io ho affrontato l’insorgere del male… si sa, gli artisti sono farfalloni incoscienti… no, vecchio caprone, non le sarà facile, né con me né con gli altri, la Resistenza è cominciata.

Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così! D’ora in avanti prometto che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell’aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca. Anzi sul tema della solidarietà mi ci gioco una mano, la mano che, pitturata e serigrafata fa da piedistallo ad una poesia contro di lei, colonnello dei miei stivali, funzionando da incentivo a dare…già, poiché a chiunque faccia un’offerta per la ricerca verrà inviata “LA MANO” come ricordo e memento… Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all’Inferno cui appartiene, bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie… Parola mia, di questo omino per molti un po’ buffo, per altri un po’ patetico, ma che vive il sogno di poterla, un giorno non lontano, prendere a schiaffi. A mano ferma. Mi stia male e a non rivederla.”

BRUNO LAUZI



‘est par le biais d’une lettre ouverte écrite avec son habituelle ironie à l’adresse de Mr Parkinson, que le chanteur-compositeur gênois Bruno Lauzi, décédé Mardi à l’age de 69 ans, lance un appel en faveur de la lutte contre cette terrible maladie. Voici le texte de cette lettre:

“Monsieur, je n’ai pas le plaisir de vous écrire cette lettre, mais de toute façon j’aurais du vous parler et vous affronter personnellement, supporter votre façon de faire tellement sournoise, qu’elle ferait perdre la patience  même à un saint, vous pouvez vous imaginer si je ne la perds pas, moi. Je vous écris par ordinateur, comme vous pouvez le constater, parce que mon écriture est devenue illisible et minuscule au point d’obliger mes collaborateurs à utiliser la loupe pour réussir à la déchiffrer… Pourquoi suis je en train de vous écrire? C’est très simple: J’ai vaincu avec une certaine désinvolture l’embarras que vous (je l’ai écrit sans majuscule car vous ne la méritez pas) m’avez créé en me demandant publiquement ma main et évidemment en l’obtenant.

Vivre avec un officier anglais en repos, déja condamné au Punjab pour temptatives réitérées de violence neurologique sur tout être de toutes sortes (les choses se savent, vous voyez…) n’a pas été facile, ma famille est à l’ancienne et n’a pas apprécié. MAIS MAINTENANT VOUS EXAGEREZ, monsieur, je dois vous le dire. Trop c’est trop!  Un proverbe arabe dit: ”Si tu as una ami de miel, ne le lêche pas complètement”, MAIS VOUS, VOUS PROFITEZ DE CHAQUE INSTANT DE RELACHEMENT, QUAND ON BAISSE LA GARDE AU COURS DE LA BATAILLE QUOTIDIENNE, vous nous empêchez de penser à autre chose, comptant sur la superficialité avec laquelle j’ai affronté le début du mal… chacun le sait, les artistes sont inconscients…non, vieux bouc, vous aurez du fil à retordre, avec moi et avec les autres, la Résistence a commencé.

Car voyez vous, mes frères et soeurs malades et moi, nous avons plein de choses à faire, une vie à vivre mieux que cela!  Â partir de maintenant je promets d’écouter avec plus d’attention les conseils de mes médecins et de m’occuper d’avantage de la recherche des fonds nécéssaires à la Recherche. Je dirais même plus, je parie une de mes mains sur le thème de la solidarité, la main peinte et sérigraphiée qui sert de piédestal à une poésie contre vous, colonnel de mes pieds, qui servira a promouvoir les dons…puisque tous ceux qui offriront quelque chose pour la recherche, recevront LA MAIN comme souvenir et pense-bête….Nous sommes nombreux, de nombreuses mains se lèveront contre vous et essayeront de vous rendre coup sur coup jusqu’au moment où elles réussiront à vous attrapper par le col et elles vous expédiront à l’enfer auquel vous appartenez, bête immonde, merde du démon, notre épine sans rose….Je vous donne ma parole, moi, ce bonhomme que certains considèrent drôle, d’autres pathétique, moi qui vis le rêve de pouvoir, un jour, bientôt, vous giffler. D’une main ferme. Â ne pas vous revoir.

Divieto utopistico

tempoTra i prodotti esposti sul bancone della farmacia, lo slogan di una crema antirughe a base di aloe vera ha attirato la mia attenzione: "Vietato invecchiare"
Io ci metto tutta la mia buona volontà ma purtroppo, la mia condizione umana mi costringe a trasgredire questo divieto attimo dopo attimo. Certo ci sarebbe un altro sistema,  ma non credo che Marilyn Monroe o James Dean, a conti fatti, oltre al fatto di essere ricordati come i divi che rimarrano giovani per l’eternità, abbiano ottenuto un grande risultato. Non ambisco ad entrare nella leggenda in questo modo e credo quindi che continuerò a rischiare, giorno dopo giorno,  nella speranza di non beccarmi la multa! Sarebbe il colmo… cornuta e mazziata!



Le slogan d’une crême anti-rides en exposition sur le comptoir de la pharmacie a attiré mon attention: "Interdiction de vieillir". J’ai beau y mettre toute la bonne volonté du monde, ma condition humaine me contraint à transgresser cette interdiction à chaque instant. Il y aurait bien sûr une autre solution, mais je ne pense pas que Marilyn Monroe ou James Dean, tous comptes faits, aient obtenu un grand résultat, à part le fait qu’on se souvienne d’eux comme les stars qui resteront jeunes pour l’éternité. N’ayant pas pour ambition d’entrer dans la légende de cette façon, j’ai donc l’intention de continuer à prendre des risques, jour après jour, dans l’espoir de ne pas prendre de contredance! Ce serait le comble!

Dal dentista

dentista
Non vorrei pensare male ma qualche giorno dopo aver lasciato un commento al post La saga del dente bastardo sul blog di La distratta, mi si è scatenato un ascessone da granuloma sotto un molare e ieri, ho dovuto andare dal mio dentista di fiducia. Semplice coincidenza o iettatura?

In linea di massima mi piacciono le cose semplici ma in questo caso la scelta del dentista giusto mi porta qualche scompenso: Devo alzarmi all’alba e farmi la bellezza di 360 km per farmi mettere le mani in bocca perchè il mio dentista si trova nella provincia di Milano. "Sei stupida!" direte voi. Invece no. Un motivo ce l’ho. Un ottimo motivo direi: Qualche anno fa in Sardegna abbiamo fatto amicizia con una coppia, titolare di uno sudio dentistico e si sa che queste sono amicizie da mantenere perchè possono rivelarsi molto utili, specialmente quando ti permettono di ottenere qualche sconticino su dei lavori che costano quasi sempre un "dente" della testa.

E cosi ieri avevo appuntamento da lui. Forse andrò contro corrente ma devo dire che una seduta da lui è quasi un piacere. Sono sempre totalmente rilassata. Una puntura di anestetico che non ho neanche sentita, due radiografie trasmesse automaticamente al PC, dieci minuti di lavoretti collaterali nell’attesa dell’effetto dell’anestesia. Ha  controllato con una sostanza fredda che non sentissi assolutamente niente e via di trapano, bisturi, aspiratore e nell’arco di mezz’ora la radice del mio molare non faceva più parte di me.
"Vuoi che te la incarti?", mi ha chiesto. Al che gli ho risposto "No, non importa ma fammela almeno vedere, sai è roba mia, ci ero affezionata!"
Mi sono fatta spiegare per filo e per segno come avviene l’estrazione perchè mi interessa molto sapere il procedimento di tutto, specialmente quando non posso vedere di persona quello che succede.

Mi ricordo che l’ultima volta, a giugno, aveva dovuto effettuare un intervento e aprirmi la gengiva. Alla fine gli chiesi di spiegarmi come si facevano i nodi dei punti di sutura perché nonostante fossi sempre attenta quando il Dottor Carter di ER eseguiva quest’operazione non riuscivo a capire il meccanismo. Mi mise allora uno specchio in mano e riuscii ad assistere alla ricucitura della mia gengivetta. Disse che era la prima volta che gli capitava una paziente del genere. Per me è una cosa naturale: Se non sento dolore, perchè mi dovrei impressionare. Vabbè c’è un pochino di sangue ma cosa sarà mai?! La curiosità è molto più forte di un piccolo disagio.

Almeno io sono fatta cosi. Sono strana?



Je ne voudrais dire que La distratta porte la poisse mais c’est quand même bizarre que quelques jours après avoir laissé un commentaire à son article La saga del dente bastardo, j’ai eu droit à un abcès causé par un granulome sous une molaire et j’ai du prendre rendez vous chez mon dentiste.

D’habitude j’aime les choses simples mais cette fois ci, mon choix du parfait dentiste me crée quelques problèmes: Je dois me lever à l’aube et me taper 360 km pour me faire mettre les mains dans la bouche car mon dentiste se trouve dans la province de Milan. "T’es idiote!" me direz vous. Mais non, bien au contraire. Il y une raison et une bonne raison, même! Il y a quelques années quand nous étions en vacances en Sardaigne, nous avons fait connaissance avec un couple qui a un cabinet de dentiste. Chacun sait qu’il est sage de cultiver certaines amitiés car elles peuvent se révéler bien utiles, spécialement quand elles te permettent d’obtenir des petites réductions sur des travaux qui coûtent presque toujours la peau des fesses.

Mon rendez-vous était donc fixé pour hier après midi. Mes affirmations vont sûrement aller contre-courant mais je dois dire qu’une séance chez lui, c’est presque une partie de plaisir. Je suis toujours complètement détendue. Une piqûre d’anésthésie que je n’ai même pas sentie, deux radio transmises instantanément à l’ordinateur, dix minutes de bricolage sur les dents d’à côté en attendant que la piqûre fasse de l’effet. Il a controlé avec une substance froide que je ne sente absolument rien et vas-y tonton!…..roulette, bistouri et aspirateur. Une demi heure après être entrée dans le cabinet, j’ai pu voir de mes yeux la racine de ma molaire.
"Veux tu que je te fasse un paquet?" m’a-t-il demandé.
"Non, lui ai-je répondu, ce n’est pas nécessaire, mais montre la moi, au moins. Elle m’appartenait et j’y étais attachée!"
Je lui ai demandé de m’expliquer le processus d’extraction de façon détaillée car cela m’intéresse beaucoup de savoir comment tout marche, opérations chirurgicales comprises, surtout si  mes yeux n’ont pas accès direct à la scène.

Je me souviens que lors de la dernière séance, en Juin, il a du m’ouvrir la gencive et à la fin, je lui ai demandé comment on faisait les noeuds chirurgicaux, car malgré une attentive observation des gestes du Dr Carter d’Urgences, je n’ai jamais réussi  à comprendre exactement comment il faisait. Alors le dentiste m’a donné un miroir et j’ai pu assister en direct à la suture de ma gencive. Il m’a dit que c’était la première fois qu’une patiente lui demandait de regarder. Pour moi il n’y avait rien de plus naturel: Si je ne sens aucune douleur, pourquoi devrais- je avoir des problèmes. Bon, d’accord, il y a un peu de sang mais rien de grave. La curiosité est bien plus forte que ce petit inconvénient.

Du moins, moi, je suis faite comme ça. Vous pensez que je suis bizarre?

Ultime volontà 

R.I.P.
L‘argomento di questo post non è dei più allegri, me ne rendo conto ma ieri ero di funerale e la giornata mi ha portato a fare molte riflessioni, alcune serie altre un pochino più leggere. Ho da sempre una predilezione per l‘umorismo nero, trovo che scherzare sulla morte sia un modo di esorcizzare le proprie paure. Tengo quindi a precisare che non è mia intenzione urtare la sensibilità dei miei lettori.

Cominciamo dalle cose serie:
Prima di tutto, sono sempre più convinta che l’eutanasia sia cosa buona e giusta: Trovo disumano che una persona debba continuare a soffrire inutilmente per anni. Quando non c’è più niente da fare, e il corpo si è consumato quasi del tutto ritengo che dire basta quando si pensa di essere arrivati al limite sia un diritto umano insindacabile. La pratica dell’eutanasia è un atto di rispetto della dignità della vita dell’individuo, di pietà davanti alla sofferenza insopportabile che viene concesso adesso solo ai nostri animali domestici. Sono cosciente che un animale e un essere umano sono due cose diverse, ma cosa bisogna fare? Prenotare l’ultimo viaggio in Olanda?

Le sacre scritture dicevano mi pare,  Polvere alla polvere, cenere alla cenere”. Ma com’è possibile se la bara viene sigillata con una saldatura? Com’è possibile se le bare vengono murate nei luculi di cemento? Come mai c’è ancora cosi poca accettazione riguardo alla cremazione? Mi ricordo una pubblicità progresso della SOCREM, una società di cremazione come soluzione civile ed ecologica al problema della necessità di ingrandire i cimiteri. Lo slogan a mio parere molto azzeccato dice “In nome della vita, lasciamo la terra ai vivi”.  La cremazione è entrata ufficialmente nel nostro ordinamento con la legge sanitaria del 1888 dopo che la Chiesa ha smesso di censurarla nel 1963. La cremazione è oggi soprattutto una forma di civiltà, una scelta di progresso e di libertà personale.

Come dicevo all’inizio, la giornata di ieri mi ha fatto riflettere molto, ho assistito a cose che mi hanno commossa, a comportamenti che hanno urtato la mia sensibilità, e anche a cose divertenti. Ho voluto riassumere il tutto stilando una specie di “Ultime Volontà” che verrà idealmente affisso all’ingresso della mia camera mortuaria.
Vi prego di prenderle con leggerezza:

  • Vietato fare fotografie della defunta col cellulare al fine di far vedere ai parenti che non sono potuti venire che “sembrava una bambolina“.
  • Vietato vociare come se si fosse al mercato, davanti alle spoglie della defunta.
  • Vietato far notare che sarebbe ora di “chiudere” la defunta perché comincia a mandare cattivi odori
  • Vietato toccare le mani della defunta per constatare quant’era dimagrita.
  • Vietato coprire il corpo della defunta con quel velo che mi ricorda tanto la tendina copri vivanda anti insetti della DMail.
  • Se proprio non si può evitare la zanzariera, almeno toglierla prima della saldatura della bara, quelle scintille non mi sono piaciute per niente.
  • Ma tanto, in caso di cremazione la zincatura non dovrebbe essere necessaria, quindi mi dovrei salvare.
  • Non capisco perchè si debba sborsare cifre folli per una bara che nessuno vedrà più, il cui unico destino è la decomposizione: La posso prendere all’IKEA e montarmela da sola con 4 tavole semplici di legno grezzo? Cosi me la faccio su misura, sapete, io sono alta 1,78m, non vorrei ritrovarmi con i piedi rattrippiti.
  • Non voglio fiori: perchè devo fare morire anche loro, non hanno fatto niente di male.
  • Vorrei che durante la messa la signora della terza fila cantasse la stessa strofa della suora al microfono sull’altare, onde evitare sgradevoli brusii incomprensibili.
  • Amo il caldo, è cosa nota a tutti, e voglio essere cremata, sarà la mia ultima abbronzatura.
  • Se per qualsiasi motivo, come lo sciopero dell’azienda del gas che alimenta l’impianto, non potessi essere cremata voglio stare in un loculo, non voglio andare sotto terra. Non mi piace il pian terreno, non voglio dover vedere solo le scarpe dei miei visitatori. Non voglio neanche stare al quarto piano ed obbligare chi dovesse dare una pulita alla mia lapide a pericolose acrobazie sulla scala a pioli.
  • Mi sembra che il secondo piano sia perfetto, stessa altezza del forno della mia cucina componibile, comodissima. Non credo che avrò problemi con i vicini, è tutta gente tranquilla e silenziosa.
  • Gradirei inoltre che alla fine della mia tumulazione gli intervenuti al funerale non si dilaguassero per il cimitero in cerca della tomba di Désirée, una povera ragazza morta ammazzata. E’ il mio funerale, che diamine, non è una gita turistica!
  • ah…dimenticavo: Io voglio andare sul Ponte dell’Arcobaleno!

L e sujet de cet article n’est pas des plus gais, je m’en rends parfaitement compte, mais hier j’ai participé à un enterrement et  j’ai eu toute la journée pour réfléchir à un tas de choses sérieuses et à d’autres un peu plus légères.
J’ai toujours adoré l’humour noir, je trouve que rire de la mort permet d’exorciser la peur. Je tiens cependant à préciser que je n’ai aucune intention de heurter la sensibilité de mes lecteurs.

Commençons par les choses sérieuses:
Je suis de plus en plus convaincue que l‘euthanasie est une bonne chose: Je trouve inhumain d’obliger quelqu’un à souffrir inutilement pendant des années. Quand il n’y a plus rien à faire et le corps est presque totalement consumé, je crois que pouvoir dire stop quand on est au bout du rouleau devrait être un droit individuel incontestable. La pratique de l’euthanasie est un acte de respect envers la dignité de la vie, de pitié face à la souffrance insupportable qui n’est concédée encore aujourd’hui qu’à nos animaux domestiques. Je suis consciente du fait que les animaux et les êtres humains sont deux choses différentes, mais que faut il faire? Programmer notre ultime voyage aux Pays Bas?

Les Écritures disaient, me semble-t-il, “Tu es poussière, et tu retourneras à la poussière”. Mais comment est-ce possible si on soude le cercueil? Comment est-ce possible si on mure les cercueils dans des casiers en ciment? Comment se fait-il que la crémation soit encore si peu acceptée? Je me souviens du slogan de la SOCREM, une société de services funéraires, qui mettait l’accent sur la crémation comme solution civile et écologique du problème de la nécéssité d’expansion des cimetières. Il allait droit au but: “Au nom de la vie, laissons la terre aux vivants”.  La crémation est entrée officiellement dans la règlementation italienne grâce à la loi sanitaire datant de 1988, bien après que l’Église n’ait cessé de la censurer en1963. La crémation est une forme de civisme, un choix de progrès et une liberté personnelle, surtout aujourd’hui.

Comme je le disais au début, la journée d’hier m’a beaucoup fait réfléchir, j’ai assisté à des scènes émouvantes, à des comportements qui m’ont choquée mais aussi à des situations amusantes. J’ai voulu résumer tout cela par le biais d’une sorte de liste de “Dernières Volontés” qui sera affichée à l’entrée de ma chambre mortuaire.
Vous êtes invités à ne pas prendre cela trop sérieusement:

  • Interdit de fotographier la defunte avec le téléphone portable pour montrer aux membres de la famille qui ne pouvaient pas être présents qu“on aurait dit une poupée”
  • Interdit de gueuler comme si on était au marché, devant la dépouille de la défunte
  • Interdit de faire remarquer qu’il serait temps de “fermer le cercueil parce que la défunte commence à sentir mauvais”.
  • Interdit de toucher les mains de la défunte pour constater combien elle avait maigri dans les derniers temps.
  • Interdit de couvrir le corps de la défunte avec ce voile qui me rappelle tellement une moustiquaire de table de la Vitrine Magique.
  • Si on ne peut pas éviter la moustiquaire, qu’on l’enlève au moins avant de faire la soudure du cercueil, j’ai pas trop aimé toutes ces scintilles.
  • De toute façon, la soudure ne devrait pas être obligatoire en cas de crémation, je devrais donc être tranquille.
  • Je n’arrive pas à comprendre pourquoi on doit absolument dépenser une fortune pour un cercueil que personne n’aura plus l’occasion de voir, et qui n’est destiné qu’à la décomposition: Je peux l’acheter chez IKEA et me la monter moi même avec 4 planches de bois toutes simples? Comme ça je me la fais sur mesure, vous comprenez, je mesure 1,78 m et je ne voudrais pas avoir les orteils recroquevillés.
  • Je ne veux pas de fleurs: Pourquoi doivent elles mourir avec moi, elles ne m’ont rien fait de mal.
  • J’aimerais bien que pendant la messe, la dame du troisième rang chante la même strophe que la sœur au micro sur l’autel, de façon à éviter ce charabias incompréhensible et désagréable.
  • J’aime la chaleur, c’est bien connu, et je veux être incinérée, ce sera ma dernière séance de bronzage.
  • Si pour n’importe quelle raison (grêve chez GDF qui fournit le gaz au crématorium) l’incinération ne pouvait avoir lieu, je veux qu’on me mette dans un casier, je ne veux pas être enterrée. Le rez de chaussée ne me plait pas, je n’ai aucune envie de ne voir que les chaussures de mes visiteurs. Je ne veux pas du quatrième étage non plus, et obliger qui voudrait nettoyer ma pierre tombale à faire des acrobaties en haut de l’échelle.
  • Je dis que le deuxième étage est parfait, c’est à la même hauteur que mon four de cuisine, très pratique.
  • J’apprécierais également qu’à la fin de l’enterrement, tous les participants ne se dispèrsent pas aux quatre coins du cimetière pour chercher la tombe de Désirée, la victime d’un cruel assassinat. C’est mon enterrement, merde alors, et pas une ballade touristique!
  • Ah…..j’oubliais…je veux aller sur le Pont de l’Arc en Ciel!

Sliding Doors

sliding doors
Nel film "Sliding Doors" con Gwyneth Paltrow, il regista Peter Howitt ci mostra che cosa succederebbe a Helen se, un giorno, non fosse riuscita a prendere la metropolitana per colpa (o merito) di un fatto banale come la chiusura delle porte di quel treno.

Ho riflettuto sul destino e sui casi della vita e sono giunta al punto di individuare l’episodio cardine della mia vita. E’ probabile che se non fosse accaduto non sarei sicuramente qui, e la mia vita sarebbe completamente diversa per il semplice fatto che sarei ancora in Francia.
Ebbene se quella che sono oggi, sta scrivendo questo post seduta davanti a questo PC sistemato nella camera da letto di un minuscolo appartamento di un paese della Toscana significa che, stranamente, deve ringraziare un ladro.

Leggendo la profezia di Celestino di James Redfield, ho capito che niente accade per caso. Forse lo scopriremo dopo anni ma il destino o chi per lui sa quello che fa e ci chiede soltanto di fidarci di lui. Certo, quando io e i miei genitori subimmo quel furto ad Ostia Lido nel lontano 1980, questo pensiero filosofico non ci sfiorò minimamente.
Era agosto, stavamo andando in vacanza in Sicilia. All’epoca le automobili non montavano ancora il climatizzatore di serie, e comunque vivendo in Bretagna, non ne avevamo certo bisogno. Le nostre ghiandole sudoripare non erano però preparate a sopportare le temperature da alto forno dell’Italia centrale e ad un certo punto, si sono giustamente ribellate. Per trovare un attimo di refrigerio abbiamo deciso di fermarci a Ostia Lido, il tempo di fare un tuffo in mare. Ma tornando alla macchina, abbiamo avuto la brutta sorpresa di trovare un finestrino spaccato: la mia borsa, lasciata incautamente sotto il sedile del passeggero era sparita. Proprio quella mattina, mio padre aveva diviso in tre parti i soldi che dovevano servire per tutto il viaggio, in modo da essere più tranquilli, un terzo lo teneva lui, un terzo mamma e io il resto. Più tranquilli un corno!

Dopo quell’inconveniente, accantonammo l’idea di proseguire il viaggio, i soldi non bastavano più; decidemmo allora di tornare a Nord e la sorte ci fece arrivare in un paesino carino in Toscana sul mare. Il proprietario della pensioncina in cui passammo la notte era, a nostri occhi bretoni, completamente pazzo ma si fece in quattro per trovarci una sistemazione, il suo nome era Marcello, se ricordo bene… 
Fù allora che capii il vero significato della parola VIVERE. Qui, si usciva dopo cena e non ci si rintanava in casa davanti alla TV,  c’era un sacco di giovani e non solo quattro contadini e poi faceva caldo anche in mare, cosa ben diversa dalle temperature alle quali ero abituata.

Rimasi cosi colpita che negli anni successivi, trovai il sistema per tornarci. Durante il mese di Luglio lavoravo nell’albergo  di mia zia in Liguria e con quello che guadagnavo, potevo permettermi di passare due o tre settimane a San Vincenzo. Qualche anno più tardi quando presi sul serio la decisione di trasferirmi in Italia, chiesi all’unica persona che conosceva mezzo mondo, di darmi una mano per trovarmi almeno un punto di appoggio a Roma. Avevo sentito dire che le agenzie di viaggi cercavano persone con conoscenze linguistiche e volevo tentar la sorte, ma non al punto di arrivare nella capitale, senza conoscere nessuno, con la sola compagnia di una valigia. Dove sarei andata? Avevo 22 anni, mi sembrava un pochino rischioso.

Marcello non poteva aiutarmi su Roma ma mi propose di venir a lavorare nell’agenzia di pubblicità sulla stampa estera che aveva appena aperta, lasciandomi la possibilità di cercar qualcos’altro se l’avessi ritenuto necessario. Intanto, avevo un punto fermo e potevo guardarmi intorno. Ma quello che vidi fù di mio gradimento e così, misi le radici a San Vincenzo.

Adesso so con certezza che senza quel finestrino rotto, non sarei qui in questo momento. Non avrei incontrato Marcello, sarei tornata in Bretagna, il mio carattere sarebbe rimasto quello di una ragazza timida, chiusa, e anche ingenua. Forse a quest’ora sarei sposata. Che razza di lavoro farei? L’insegnante d’italiano? Chissà! So soltanto che la mia vita è cambiata grazie a quell’incidente di percorso.

Posso dire che questa è la dimostrazione che non tutto il male vien per nuocere….a volte basta solo aspettare qualche anno per rendersene conto.



Dans le film "Sliding Doors" avec Gwyneth Paltrow, le metteur en scène Peter Howitt nous explique ce qui serait arrivé à Helen si, un jour, elle n’avait pas pu prendre le métro, à cause  (ou grâce) à un fait banal comme la fermeture des portes du wagon.

Mes réflexions sur le destin m’ont permis de déterminer le moment précis où ma vie a changé de direction. Sans cet épisode je ne serais probablement pas ici en ce moment et ma vie serait complètement différente du fait que je serais sans doute encore en France.

Si celle que je suis devenue est en train d’écrire cet article, devant l’écran de cet ordinateur, qui se trouve dans la chambre de ce minuscule appartement d’un patelin de Toscane, cela semblera étrange, mais je le dois à un voleur.

Après avoir lu "La Prophétie des Andes" de James Redfield, j’ai compris que rien n’est dû au hasard. Nous nous en apercevrons peut-être quelques années plus tard, mais le destin sait ce qu’il fait et nous demande seulement de lui faire confiance. Évidemment quand mes parents et moi avons subi ce vol à Ostia Lido en 1980, cette pensée philosophique ne nous a pas du tout effleurés.

Ça s’est passé au mois d’août, nous allions en vacances en Sicile. À cette époque là, les voitures n’avaient pas encore l’air conditionné ou du moins, nous qui vivions en Bretagne, nous n’en avions pas vraiment besoin. Cependant, nos pores n’étaient pas préparés à affronter les températures dignes d’un haut fourneau que nous avons trouvées en Italie centrale, et à moment donné, ils se sont révoltés. Nous avons donc décidé de faire una halte à  Ostia Lido,  juste le temps de prendre un bain pour nous rafraichir. Mais quand nous sommes revenus à la voiture, nous avons eu la mauvaise surprise de la retrouver avec un carreau de cassé: Mon sac à mains, que j’avais bêtement caché sous le siège avant, avait disparu. Et justement ce matin là, pour être plus tranquilles, Papa avait partagé en trois l’argent du voyage, un tiers à lui, un tiers à Maman et à moi le reste. Trauquilles, tu parles!!!
Suite à ce petit inconvenient, il n’était plus question de poursuivre le voyage jusqu’ en Sicile, manque de fonds; nous avons alors préféré remonter vers le Nord et le hasard nous porta dans un joli petit village sur la côte toscane.
Le propriétaire de la pension de famille qui nous a accueillie était complètement fou (à nos yeux de bretons) mais il s’est mis en quatre pour nous trouver un coin où passer la nuit. Il s’appelait Marcello si j’ai bonne mémoire ……)

C’est à ce moment là que j’ai découvert ce que VIVRE voulait vraiment dire. Là, on sortait le soir e on ne restait pas enfermés à la maison à regarder la télé, il y avait des tas de jeunes et pas seulement quatre paysans et puis il faisait chaud, même l’eau de mer était chaude, et c’était bien différent de ce à quoi j’étais habituée. Tout cela m’avait tellement frappée que, pour les années à venir, j’avais trouvé le système pour y retourner. Au mois de Juillet, je travaillais chez ma tante qui avait un hôtel en Ligurie et grâce à ce qu’elle me donnait comme salaire, je pouvais rester deux ou trois semaines à San Vincenzo.

Plus tard, quand j’ai pris serieusement la décision de m’installer en Italie, j’ai demandé à celui qui connaissait un tas de monde de me donner un coup de main pour trouver un point de chute à Rome. On m’avait dit que les agences de voyages cherchaient du personnel connaissant les langues étrangères et je voulais tempter ma chance mais en évitant quand même de débarquer avec ma petite valise, dans la capitale sans connaitre personne. Où serais-je allée? J’avais 22 ans et cela me paraissait un peu risqué.

Marcello ne pouvait pas m’aider sur Rome mais il me proposa de travailler avec lui dans l’agence de publicité sur la presse étrangère qu’il venait d’ouvrir, en me laissant la possibilité de trouver autre chose au cas où. De cette manière ça me donnait déjà un point de départ et je pouvais contrôler ce qui se passait autour de moi. Mais l’ambience m’a plue et j’ai planté mes racines à San Vincenzo.

Maintenant je sais que sans ce bris de glace, je ne me trouverais pas ici en ce moment. Je n’aurais pas rencontré Marcello, je serais rentrée en Bretagne, mon caractère n’aurait pas changé ( je serais restée timide, fermée et ingénue). Peut-être serais-je mariée à présent. Quel serait mon travail? Peut-être serais-je prof d’italien? Qui sait?!

Ce dont je suis absolument sûre, c’est que ma vie a changé grâce à cet incident de parcours. Je peux dire que tout cela prouve que tout le mal ne vient pas pour nuire…..il suffit parfois d’attendre quelques années pour s’en rendre compte.