Scale musicali

E' proprio vero che l’animo umano non invecchia mai. Si rimane fanciulli per sempre, nonostante le ineluttabili trasformazioni del corpo. A dimostrazione di questo, vi propongo questo filmato che risale a qualche anno fa nel quale vedrete che, se si propone un metodo divertente per fare una cosa ritenuta noiosa o faticosa, il successo è assicurato.

“We believe that the easiest way to change people’s behaviour for the better is by making it fun to do. We call it The fun theory.”
“Noi crediamo che il modo migliore per cambiare il comportamento delle persone è facendole divertire. Noi la chiamamo The Fun Theory (la teoria del divertimento)

Per combattere la sedentarietà e dichiarare guerra ai chili di troppo e invogliare le persone a fare un po’ di movimento in più, incitandoli a non prendere le scale mobili, qualcuno ad Odenplan (una stazione della metropolitana di Stoccolma)  ha pensato bene di trasformare le scale in una specie di tastiera di pianoforte gigante, proprio come nella famosa scena del film con Tom Hanks “Big”.

Ha funzionato? Guardate il filmato e giudicate voi stessi! Bambini, adulti e anche persone anziane hanno scelto a larga maggioranza la salita più divertente. Pare che il 66% in più di persone ha preferito fare le scale piuttosto che prendere quelle mobili!

Ma non pensate che funzioni soltanto in Svezia! Il filmato seguente è stato girato a Milano nel febbraio 2010.  Il Comune ha realizzato la stessa installazione promossa dalla Volkswagen l’anno prima in Svezia, in Piazza Duomo accogliendo la proposta di Red Ronnie che aveva apprezzato il video su Youtube.

In questo caso un ragazzo melomane è addirittura riuscito a suonare “su larga scala” l’inno alla gioia di Beethoven! 🙂

Separati alla nascita (reloaded)

Di Nuzzo -Iglesias

Ammetto di essere un po’ fissata con le somiglianze, vedo persone che si assomigliano ovunque, per strada e anche in televisione. Questa volta ad attirare la mia attenzione, è stato il ballerino della dodicesima edizione di Amici, Pasquale di Nuzzo. Non è proprio la sua copia sputata ma alcune delle sue espressioni mi ricordano molto quelle del cantante spagnolo Enrique Iglesias.

Ovviamente la mia opinione è opinabile ma è quello che penso.

Sanremo

*** Fonte foto: http://www.sanremonews.it *** 

Vincitori
Eccoli qui i vincitori del festival di Sanremo! Gio’ di Tonno e Lola Ponce hanno vinto con la canzone di Gianna Nannini “Colpo di fulmine”. Carina, orecchiabile e in pieno stile sanremese. Non mi dispiace ma non mi entusiasma neanche più di tanto. Sono contenta per Giò e Lola perché ho nei loro confronti una tenerezza particolare: Ho seguito Notre Dame de Paris in giro per l’Italia per lavoro. Mi piace ricordarli così  ma auguro loro tutto il successo di questo mondo. Se lo meritano.

Claudio Baglioni: Tutti qui

Baglioni
Domenica dopo quasi 10 giorni di prove al Palasojourner, il nuovo tour di Claudio Baglioni “Tutti qui”,  è partito da Rieti con la consueta “data 0” che prevede il raduno del Clab. E’ stato fatto un resoconto sullo stato di salute finanziario e sulle attività del Fan’s Club. In quell’occasione Claudio ha cantato tutte le canzoni con le quali ha aperto i suoi tours, dalla fine degli anni settanta ad oggi. Lunedi e martedi invece, i primi due concerti  veri del cantautore romano. “Tutti qui” è una raccolta dei suoi più grandi successi, collezionati in quasi 40 anni di carriera, eseguiti senza inutili fronzoli e ghirigori stilistici. Queste canzoni riacquistano, secondo me, il fascino delle edizioni originali.

Ecco le mie impressioni, ormai sto diventando un’habituée delle recensioni: 

  • Il palco è quadrato, centrale, ed occupa quasi tutto il parterre. Baglioni canta su quattro fronti, avvicinandosi spesso al suo pubblico ma contrariamente alle scenografie dei tours precedenti, questo palco è statico, non c’è nessuna pedana mobile o tapis roulant, solo un’accozzaglia disordinata di casse colorate (di quelle che vengono usate per trasportare gli strumenti e le luci) che contengono televisori sui quali scorrono immagini e filmati di repertorio dei concerti passati. Una specie di autocelebrazione che non mi è piaciuta molto. Tutti gli strumenti musicali che verranno utilizzati durante lo spettacolo (e sono tanti) sono già sul palco, il che aggiunge altra confusione. Gli occhi di bue sono piazzati negli angoli, in cima alle quattro colonne come nell’ultimo tour e gli operatori sono bloccati lassù per tutto il tempo, sistemati in una specie di sedile di automobile. Lungo tutto il perimetro del palco c’è una fila di fari bianchi che ogni tanto, puntano in alto e grazie ai fumogeni, crea l’illusione di una tenda traslucida che racchiude lo spazio della scena; questo effetto è interessante ed è quello che mi è piaciuto di più, anche perchè il resto dei giochi di luce è abbastanza semplice per non dire banale.
  • Come di consueto, Baglioni canta per tre lunghe ore e dopo un attimo di défaillance allo scoccare della terza ora, quando stecca e sembra che non ce la faccia più, si riprende alla grande e non mostra ulteriori cenni di cedimento. Purtroppo per noi, lavoratori del bar e del merchandising, non è previsto nessun intervallo e lo staff ci costringe a tenere le luci spente. Che bei ricordi,  quando nel ’92, una pausa di venti minuti a metà spettacolo ci permetteva di arrotondare l’incasso in modo consistente!
  • Sarà l’età, sarà l’autunno che si avvicina ma anche Claudio è ingrassato e ha messo sù un po’ di pancetta: l’ho notato durante le prove quando indossava una camicia bianca leggermente aderente. Per lo spettacolo ha preferito giustamente qualcosa di più morbido e scuro.
  • In linea di massima, le canzoni di Baglioni mi piacciono ma devo dire che, nel complesso, questo nuovo spettacolo non mi ha entusiasmata, l’ho trovato un po’ piatto, non succede niente. La mia esperienza in fatto di tournées mi dice che devo aver pazienza e metabolizzare le novità. Dopo aver visto e rivisto lo stesso spettacolo, stranamente, mi piace sempre di più…. e meno male! Per farvi un esempio, ho visto lo show di Baglioni 52 volte nel ’91-’92.  A volte, seguiamo Ligabue che mi piace a priori, ma altre volte ci tocca sorbirci Gigi d’Alessio o gli Articolo 31 e la pillola è più difficile da mandar giù. Spero che il fenomeno di assuefazione si ripeta anche in questo caso.
Le date del tour si trovano su patapan.it, il sito ufficiale dell’artista.

Addio, Bruno Lauzi

Bruno Lauzi
on questa lettera aperta scritta a Mr. Parkinson con la sua consueta ironia, Bruno Lauzi, il noto cantautore genovese, malato da tempo e scomparso Martedi all’età di 69 anni,  lancia dal suo sito un appello a favore della lotta contro questa  terribile malattia. Ecco il testo:

“Egregio Signore, non è con piacere che le scrivo questa lettera, ma d’altra parte avrei dovuto parlarle a quattr’occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c’è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me. Le scrivo, come può notare, col computer, perché la mia calligrafia s’è fatta illeggibile e così minuscola che i miei collaboratori devono usare la lente d’ingrandimento per riuscire a decifrarla… Perché le scrivo? E’ presto detto: io ho superato con una certa disinvoltura l’imbarazzo che lei (l’ho scritto senza maiuscola, non la merita) mi ha creato chiedendo pubblicamente la mia mano ed ovviamente ottenendola.

Convivere con un ufficiale inglese a riposo, già condannato nel Punjab per ripetuti tentativi di violenza neurologica su qualunque essere di qualunque specie (le cose si vengono a sapere, come vede…) non è stato facile, la mia è una famiglia è all’antica e non ha apprezzato. MA ORA LEI STA ESAGERANDO, signore, glielo devo dire. Quando è troppo è troppo, e il troppo stroppia! C’è un proverbio arabo che dice: ”Se hai un amico di miele non lo leccare tutto”, INVECE LEI S’APPROFITTA D’OGNI RILASSATEZZA, DELL’ABBASSAMENTO DELLA GUARDIA NELLA BATTAGLIA QUOTIDIANA, ci proibisce di pensare ad altro, contando sulla superficialità con cui io ho affrontato l’insorgere del male… si sa, gli artisti sono farfalloni incoscienti… no, vecchio caprone, non le sarà facile, né con me né con gli altri, la Resistenza è cominciata.

Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così! D’ora in avanti prometto che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell’aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca. Anzi sul tema della solidarietà mi ci gioco una mano, la mano che, pitturata e serigrafata fa da piedistallo ad una poesia contro di lei, colonnello dei miei stivali, funzionando da incentivo a dare…già, poiché a chiunque faccia un’offerta per la ricerca verrà inviata “LA MANO” come ricordo e memento… Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all’Inferno cui appartiene, bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie… Parola mia, di questo omino per molti un po’ buffo, per altri un po’ patetico, ma che vive il sogno di poterla, un giorno non lontano, prendere a schiaffi. A mano ferma. Mi stia male e a non rivederla.”

BRUNO LAUZI



‘est par le biais d’une lettre ouverte écrite avec son habituelle ironie à l’adresse de Mr Parkinson, que le chanteur-compositeur gênois Bruno Lauzi, décédé Mardi à l’age de 69 ans, lance un appel en faveur de la lutte contre cette terrible maladie. Voici le texte de cette lettre:

“Monsieur, je n’ai pas le plaisir de vous écrire cette lettre, mais de toute façon j’aurais du vous parler et vous affronter personnellement, supporter votre façon de faire tellement sournoise, qu’elle ferait perdre la patience  même à un saint, vous pouvez vous imaginer si je ne la perds pas, moi. Je vous écris par ordinateur, comme vous pouvez le constater, parce que mon écriture est devenue illisible et minuscule au point d’obliger mes collaborateurs à utiliser la loupe pour réussir à la déchiffrer… Pourquoi suis je en train de vous écrire? C’est très simple: J’ai vaincu avec une certaine désinvolture l’embarras que vous (je l’ai écrit sans majuscule car vous ne la méritez pas) m’avez créé en me demandant publiquement ma main et évidemment en l’obtenant.

Vivre avec un officier anglais en repos, déja condamné au Punjab pour temptatives réitérées de violence neurologique sur tout être de toutes sortes (les choses se savent, vous voyez…) n’a pas été facile, ma famille est à l’ancienne et n’a pas apprécié. MAIS MAINTENANT VOUS EXAGEREZ, monsieur, je dois vous le dire. Trop c’est trop!  Un proverbe arabe dit: ”Si tu as una ami de miel, ne le lêche pas complètement”, MAIS VOUS, VOUS PROFITEZ DE CHAQUE INSTANT DE RELACHEMENT, QUAND ON BAISSE LA GARDE AU COURS DE LA BATAILLE QUOTIDIENNE, vous nous empêchez de penser à autre chose, comptant sur la superficialité avec laquelle j’ai affronté le début du mal… chacun le sait, les artistes sont inconscients…non, vieux bouc, vous aurez du fil à retordre, avec moi et avec les autres, la Résistence a commencé.

Car voyez vous, mes frères et soeurs malades et moi, nous avons plein de choses à faire, une vie à vivre mieux que cela!  Â partir de maintenant je promets d’écouter avec plus d’attention les conseils de mes médecins et de m’occuper d’avantage de la recherche des fonds nécéssaires à la Recherche. Je dirais même plus, je parie une de mes mains sur le thème de la solidarité, la main peinte et sérigraphiée qui sert de piédestal à une poésie contre vous, colonnel de mes pieds, qui servira a promouvoir les dons…puisque tous ceux qui offriront quelque chose pour la recherche, recevront LA MAIN comme souvenir et pense-bête….Nous sommes nombreux, de nombreuses mains se lèveront contre vous et essayeront de vous rendre coup sur coup jusqu’au moment où elles réussiront à vous attrapper par le col et elles vous expédiront à l’enfer auquel vous appartenez, bête immonde, merde du démon, notre épine sans rose….Je vous donne ma parole, moi, ce bonhomme que certains considèrent drôle, d’autres pathétique, moi qui vis le rêve de pouvoir, un jour, bientôt, vous giffler. D’une main ferme. Â ne pas vous revoir.

Genesi di un flauto

FlautoTra le materie scolastiche per le quali avevo una certa repulsione alle medie, c’era il disegno, il cucito e la musica. Non ho mai avuto una grande inclinazione verso le arti manuali e mi sono sempre limitata a fare lo stretto necessario per ottenere un voto decente ma niente di più. Per la maggior parte dell’anno, l’ora dedicata all’educazione musicale consisteva in una battaglia dell’insegnante per farmi soffiare dentro un flauto dolce nella vana speranza che ne uscisse, non dico una melodia, ma almeno qualcosa che non fosse soltanto una successione di note casuali. Per me era solo un pezzo di legno che mi si ritorceva contro, che non capivo e che non sarei mai riuscita a domare, solo fiato sprecato. L’unica cosa che mi piaceva era l’odore che emanava mentre accarezzavo le sue superfici morbide ma non ho mai pensato ad approfondire la conoscenza, ero prevenuta. Eppure sono sempre stata curiosa riguardo agli oggetti, mi interessa sapere come funzionano e come sono stati costruiti.

Nel mio post "Nominations" ho chiesto ai miei lettori di segnalarmi i loro blogs preferiti, cosi da farmi scoprire nuovi orizzonti. Uno di loro mi ha proposto di leggere una cosa diversa. Meister Jakob è un vero artista, quasi un mago oserei dire, perchè fa nascere dei flauti. Partendo da un semplice pezzo di legno (già la scelta della materia prima deve essere un bel problema), li modella, li plasma, li cesella. Sono rimasta meravigliata della complessità e dell’impegno che comporta la creazione di questo strumento che consideravo a torto elementare e banale. Ci vuole una maestria e una grande esperienza in molti campi: dalla conoscenza delle caratteristiche di ogni essenza di legno, al lavoro col tornio senza contare che tutto questo sarebbe inutile se l’artigiano creatore non fosse anche un musicista in grado di accordare e suonare lo strumento. E che nessuno mi venga a dire che è facile, come fece Michelangelo relativamente alla scultura: "Uno scultore, diceva, deve soltanto togliere da un blocco di marmo ciò che è superfluo. La sua bellissima statua è già lì, nascosta dentro il blocco di marmo informe. Lo scultore non deve fare altro che scoprirla, togliere il marmo superfluo. La scultura è l’arte del levare." Anche in questo caso sembrerebbe che sia sufficiente togliere il flauto dal legno, una bell’impresa!!

La lettura di questo lungo articolo mi ha letteralmente lasciata a bocca aperta. Non immaginavo quanto lavoro e dedizione si celasse dietro quel semplice flauto di legno chiaro che consideravo il mio peggior nemico da bambina.  Vi invito caldamente a leggere questo racconto di Giacomo Andreola, postato sul newsgroup it.arti.musica.classica nel lontano 1998, e riportato da Heinrich Von Trotta nel suo blog Minima Musicalia. Andate anche a vedere le fotografie delle opere di Giacomo, sono davvero fantastiche, ne vale la pena!



Les matières que je n’arrivais pas à digérer à l’école primaire étaient la couture, le dessin et la musique. Je n’ai jamais été très portée vers les disciplines artistiques ou manuelles et je me suis toujours limitée à ne faire que le strict nécéssaire pour obtenir une note passable mais rien de plus.la traduction sera disponible plus tard. Soyez patients.