Casa nuova, vita nuova

Home sweet home
Dopo tre giorni e tre notti nel nuovo appartamento posso finalmente dire che sono a casa. Finiti i lavori di imbiancatura, finito il trasloco! Ho patito qualche giorno di caccia al tesoro durante i quali non riuscivo a ritrovare la roba ma adesso comincio ad ambientarmi e a rilassarmi. D’altronde lasciare un appartamento dopo 20 anni e riorganizzarsi non è semplice. Oggi Marcello mi ha lasciata sola per la prima volta e mi sono goduto la terrazza con vista mare e ho preso il sole per la prima volta quest’anno. Che bello! I vicini torinesi, nonostante il Ponte del 2 Giugno non sono venuti e sono immersa nel silenzio: nessuno sopra, nessuno a destra,  nessuno sotto e nessuno a sinistra. Una pacchia.
L’unica cosa rimasta nel vecchio appartamento è il PC e il router che ci permette di collegare il portatile in rete tramite la connessione wireless finché non riconsegnamo le chiavi al proprietario (ci vorrà ancora un po’ di tempo prima di risistemarlo come si deve). E’ una bella comodità: In fondo ci siamo spostati solo di 20 metri e non ci sono ostacoli tra le due case.

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Trasloco

Trasloco
Abbiamo trovato una “boccia” più spaziosa a pochi passi da dove stiamo adesso. Ci trasferiremo tra qualche giorno. Dovremo iniziare ad inscatolare tutta la nostra roba e confesso di non saper da dove cominciare. Sarà una settimana stressante ma vale certamente la pena soffrire un pochino: Non ci sarà più nessun bisonte al galoppo sopra le nostre teste, godremo di una terrazza con vista mare. L’appartamento è luminoso, una vera novità per noi. Abbiamo avuto una grande fortuna perché da queste parti è quasi impossibile trovare qualcosa in affitto per tutto l’anno. Non vedo l’ora! Piuma dovrà adattarsi ma sono sicura che si troverà bene.

Un aperitivo sul mare

EppyauarDettaglio

Oggi finalmente tutte le condizioni favorevoli alla mia idea del mare perfetto si sono riunite: Poco vento, mare calmo, niente confusione perchè il fine settimana affollato è passato e siamo andati nel parco di Rimigliano, lontano dalle spiagge più facilmente raggiungibili, così sono riuscita ad apprezzare appieno  l’acqua fresca del mattino. Sono sicura che questo è il mio record, negativo: mai fatto il primo bagno dell’anno cosi tardi. Al ritorno ci siamo fermati a leggere il cartello che era stato messo nelle vicinanze del bar. Ci ha fatto sorridere e meno male che M. aveva il cellulare. Per chi ha difficoltà nel decifrare quel che è scritto, lo riporto qui:
“Dalle ore 17,00 aperitivo in spiaggia – In esclusiva solo per i clienti fissi: EPPY AUAR”
Un difensore della lingua italiana ha (giustamente) aggiunto: “Scrivi in italiano, imbecille!!! W L’Italia”

Idrofobia?

Canottiera
Stamattina sono entrata in un bar dove non avevo mai messo piede per prendere un caffè. Il barista comincia ad attaccar bottone e il discorso cade sul clima troppo mite di questi giorni. Evidentemente è un tipo fantasioso. Lo seguo nel suo ragionamento, rallegrandomi per le temperature primaverili perchè, come forse sapete già,  io amo il caldo e non sopporto l’inverno e tutto quello che ne consegue. Ad un certo punto, l’omino tira fuori questo "succoso" aneddoto:

"Anche di notte fa troppo caldo….o sarò io che in questi giorni mi sento poco bene….pensi che stanotte ho sudato cosi tanto che stamattina mi sono DOVUTO cambiare la maglietta!!!"

Il caffè mi è quasi andato di traverso e potete facilmente immaginare lo sguardo incredulo e sbalordito che ho lanciato allo zozzone che osa sfidare con cotanto sprezzo del pericolo le regole basilari dell’igiene personale. 15 secondi, ci ho messo per pagare e allontanarmi dal suo bar! Mi sa che ha perso una cliente.



Ce matin je suis entrée dans un bar pour prendre un café. Cétait la première fois que j’y mettais les pieds. Le barman a commencé à me tailler une bavette et la discussion est retombée sur le climat printannier de ces derniers jours. Certaines personnes sont dotées d’une grande imagination. Je le suis dans ses propos en me montrant enthousiaste de profiter de ce genre de températures, car, comme vous le savez peut-être, j’aime la chaleur et je déteste l’hiver et tout ce que cela implique. À moment donné, le bonhomme me raconte cet anecdote assez savoureux que j’ai le plaisir de partager avec vous:

"Même la nuit, il fait trop chaud… ou alors ce sera parce que je me sens patraque depuis quelques jours…figurez-vous que cette nuit, j’ai tellement transpiré que j’ai été OBLIGÉ de changer de maillot de corps ce matin!!!"

J’ai presque avalé mon café de travers et vous pouvez facilement imaginer le regard sidéré que j’ai lancé à Monsieur Dégoûtant, lui qui ose défier sans aucune crainte les règles de base de l’hygiène personnelle. Je n’ai mis que 15 secondes pour payer et sortir de son bar. J’ai comme l’impression qu’il a perdu une cliente.

Battaglia per un posto al sole

***Letto sul quotidiano "Il Tirreno" di oggi: ***

Fermi o sparo!


"Scacciati anche i clienti dalla battigia –
Una vera e propria “guerra” è scoppiata al bagno “Il Paradisino” di San Vincenzo fra i clienti della prima fila e quelli delle file successive."
Questi ultimi avevano steso il loro asciugamano tra la battigia e la prima fila di ombrelloni, per trovare un po’ di refrigerio avvicinandosi all’acqua. Pare che i bagnini siano stati incaricati di far sloggiare gli "invasori" e che sia stato addirittura presentato un esposto al sindaco.

Dove andremo a finire? Saremo in balia dei giustizieri della spiaggia? Forse a breve potremo vedere uno spot pubblicitario di questo genere:

"Il modello 2007 dell’ombrellone della prima fila,  sarà provvisto di una comodo custodia nella quale si potrà riporre la Beretta calibro 45 in dotazione; il cliente vip potrà così averla sempre a portata di mano, nell’eventualità che qualche scocciatore di serie B dovesse infastidirlo con la propria ombra mentre passa davanti al suo lettino panoramico. Il distributore di munizioni supplementari è situato al bar, accanto al frigorifero dei gelati. Auguriamo a tutti buone vacanze !"


***Lu sur le quotidien "Il Tirreno" d’aujourd’hui: ***

"Clients chassés du bord de l’eau – Une véritable "guerre" a éclaté dans l’établissement balnéaire "il Paradisino" de San Vincenzo, entre clients de la première file et ceux des files successives."
Ces derniers avaient étalé leurs draps de bain au bord de l’eau, pour chercher un peu de fraicheur, se plaçant ainsi devant les clients de la première file. Il parait que les maitres nageurs ont été chargés de faire déloger les "envahisseurs" et qu’un rapport ait même été consigné au maire.

Qu’allons-nous devenir? Devrons-nous rester à la merci des justiciers de la plage? On pourrait même assister dans quelque temps à un spot publicitaire de ce genre là:

Le parasol modèle 2007 de la première file, sera doté d’un pratique vide poche dans lequel on pourra ranger la Beretta calibre 45 fourni par l’établissement; le client vip pourra ainsi la tenir à portée de main au cas où un casse pieds de série B ne l’importune en lui faisant de l’ombre en passant devant sa chaise longue panoramique. Le distributeur de munitions supplementaires se trouve au bar, à coté du frigo des glaces. Nous vous souhaitons de bonnes vacances!!!"

Spazio vitale

Mi piacerebbe che questo cartello esistesse davvero. Forse oggi le mie reazioni in alcune circostanze sarebbero diverse. Quando da bambina andavo al mare con mia zia Élise, il nostro arrivo in spiaggia si traduceva in una operazione di sbarco in piena regola. Lei non aveva fiducia nella capacità di rispettare le distanze da parte di chi sarebbe arrivato dopo, e cominciava allora a distribuire sulla sabbia tutto quello che poteva per occupare più spazio possibile: asciugamani, seggioline, scarpe, borse, libri, cabina*, creme solari e chi più ne ha più ne metta. Cosi, quando certi bagnanti si appiccicavano un po’ troppo al nostro accampamento, ci ritraevamo leggermente per mantenere la distanza di sicurezza. Forse la grande importanza che lo spazio interpersonale ha per me, risale proprio a quel periodo.

 

Tutt’ora quando arrivo in spiaggia, il mio sguardo fa sempre una specie di triangolazione dello spazio libero, sembra quasi che abbia un compasso interno. Mi sistemo in modo e maniera da essere equidistante dagli altri gruppetti di persone, stando naturalmente molto attenta nella scelta dei miei vicini: mi tengo alla larga dalle famiglie con bimbi piccoli o dai gruppi di adolescenti radio o pallone-muniti, nei
limiti del possibile ovviamente. Le persone che preferisco avere nei dintorni sono le coppie o, meglio ancora, chi sta da solo immerso nella lettura di un bel libro.

Ieri pomeriggio, dopo appena mezz’ora tutti i miei sforzi sono stati vanificati dall’arrivo di un’orda di ragazzi in possesso di tutta l’attrezzatura dalla quale cerco sempre di star lontana. Per fortuna sono andati subito a fare il bagno e io ne ho approfittato, per spostarmi, alla chetichella, di una decina di metri.

Ma il mio disagio non si limita alla spiaggia, al contrario: ecco una lista di alcune cosette che mi danno enormemente fastidio:
  • Quelli che si strusciano quando sono in fila dietro di me, anche se si tratta solo uno sfioramento involontario.
  • Quelli che ti toccano mentre ti parlano: non sopporto i contatti fisici non richiesti.
  • Le grucce degli abiti che Marcello lascia regolarmente sulla mia parte del letto (ma perché non se le mette dalla sua parte?)
  • Io sono astemia e chissà come mai nelle cene tra amici c’è sempre qualcuno che piazza la bottiglia di vino à due centimetri dal mio bicchiere, in modo che gli effluvi giungano meglio al mio naso schifato.
Lo so, sono asociale, e probabilmente è un mio grande difetto perchè posso anche apparire fredda ma mi piacerebbe che le persone capissero che a volte un’eccessiva familiarità può non essere gradita ed  essere percepita come invadenza e maleducazione.

Per completare questa bella descrizione di me stessa, devo dire che sono molto gelosa delle mie cose; come diceva La Fontaine "la fourmi n’est pas prêteuse, c’est là son moindre défaut". Troppe volte gli oggetti che ho prestato sono stati usati senza la dovuta cura o peggio ancora non sono mai tornati indietro. E questo non lo accetto e difficilmente commetto due volte lo stesso errore. Questo per quanto riguarda i prestiti volontari, figuriamoci come posso reagire in caso di furto!! Mi ricordo quella volta che, tornando a casa mi ritrovai 3 ladruncoli nell’appartamento: Mi misi ad urlare, non per paura ma per menarli perchè il pensiero che mi partì stranamente dalla bocca dello stomaco fù "non toccate la mia roba!" Per fortuna scapparono senza portarsi via niente. Più tardi, quando Marcello mi rimproverò per la mia imprudenza, dicendomi che avrebbero potuto farmi del male, mi venne la tremarella ma sul momento, non ci ho proprio pensato. Sono riuscita soltanto ad acchiapparne uno dalla manica del maglione, che tra parentesi ricordo tutt’ora perfettamente.

Siete avvisati: state attenti a come mi rivolgete la parola, potrei anche mordere!

 

*la cabina è una cosa che non ho mai visto in Italia, si tratta di una specie di telo da mare fatto a tubo per potersi cambiare in spiaggia. Uno dei buchi è ristretto da un bordo elastico in modo da passarci la testa; quella che aveva fatto mia madre aveva anche due fessure laterali che rendevano la vestizione più agevole.


Si seulement ce panneau existait vraiment, peut être qu’aujourd’hui mes réactions dans certaines circonstances, seraient différentes. Quand j’étais petite fille il m’arrivait d’aller à la plage en compagnie de ma tante Élise, et à chaque fois, notre arrivée ressemblait à un pur et simple débarquement. Elle n’avait pas confiance dans les capacités de garder leurs distances de ceux qui seraient arrivés après nous et commençait alors à éparpiller l’éparpillable pour occuper plus de place possible: serviettes, chaises longues, chaussures, sacs de plage, livres, cabine*, crêmes solaires, etc. Et quand quelqu’un se collait un peu trop à notre campement, il nous suffisait de nous retirer légèrement pour maintenir la distance de sécurité. La grande importance que revêt pour moi encore aujourd’hui ce que j’appelle l’espace vital remonte probablement à cette époque là.

 

En effet, quand j’arrive sur la plage, mon regard fait automatiquement une sorte de triangulation de l’espace libre entre les parasols, on dirait presque que j’ai le compas dans l’œil. Je choisis l’endroit où étaler mon drap de plage de façon à être équidistante par rapport aux autres en choisissant avec soin mes voisins: je me mets le plus loin possible des familles qui ont des enfants en bas-âge ou des meutes d’adolescents dotés de ballon ou de radio. Tout cela, quand c’est possible, bien sûr. Mes voisins préférés sont les couples ou, mieux encore, qui n’a que la compagnie d’un bon livre.

Hier après midi, après à peine une demi-heure de tranquillité, tous mes efforts ont été anéantis par l’arrivée d’une horde de jeunes qui possédaient tout le matériel que je m’efforce toujours d’éviter. La chance a voulu qu’ils filent tout de suite à l’eau, ce qui m’a permis de me déplacer furtivement d’une dizaine de mètres.

Mais il n’y pas qu’à la plage que je suis victime de ce malaise, bien au contraire: Voici une liste des quelques bricoles qui me dérangent énormément:
  • Ceux qui se frottent quand ils font la queue derrière moi, ne serait ce qu’un contact involontaire.
  • Ceux qui te touchent quand ils te parlent: je ne supporte pas les contacts physiques non requis.
  • Les cintres des vêtements que Marcello laisse toujours sur mon côté du lit (mais pourquoi ne les met-il pas de son côté à lui?)
  • Je ne bois pas de vin et je me demande pourquoi, quand on est à table entre amis, il y a toujours quelqu’un qui pose la bouteille à deux centimètres de mon verre, ce qui permet aux effluves de rejoindre sans encombres mon nez dégouté.
Je sais, je ne suis pas sociable, et c’est sûrement un de mes plus grands défauts car dans certains cas je pourrais sembler froide mais j’aimerais que les autres comprennent que parfois, une excessive familiarité n’est pas forcément appréciée par tout le monde et peut même être vue comme un comportement envahissant et indélicat.

Pour compléter ce bel autoportrait, je dois ajouter que je suis très jalouse des objets que je possède: Comme le disait La Fontaine, "la fourmi n’est pas prêteuse, c’est là son moindre défaut". Trop souvent ce que j’ai prêté n’a pas été traité avec soin ou, pire encore, ne m’a jamais été rendu. Et c’est quelque chose que je ne peux tolérer et ce sera difficile que je tombe de nouveau dans le panneau. Et je ne parle que de prêts volontaires….vous pouvez vous imaginer quelle pourrait être ma réaction en cas de vol!!

Je me souviens du jour où je me suis retrouvée 3 voleurs en rentrant chez moi: Je me suis mise à hurler de toutes mes forces, non pas par peur mais avec l’intention de les passer à tabac. Cette pulsion on ne peut plus violente fût accompagnée d’une idée fixe dont le point d’origine était étrangement en plein estomac: "Ne touchez pas à mes affaires!" Heureusement qu’ils se sont sauvés sans rien emporter. Quand plus tard Marcello me reprocha mon imprudence en me disant qu’ils auraient pu me faire du mal, je me suis mise à trembler comme une feuille, mais sur le coup, cette idée ne m’a pas du tout effleurée. J’ai réussi à en attraper un par la manche du pull dont, entre parenthèses, je me souviens encore parfaitement.

Vous êtes prévenus: faites attention à comment vous m’adressez la parole parce que pourrais mordre!

*Je n’ai jamais vu de cabines en Italie; il s’agit d’une espèce de tube en tissu éponge qui te permet de te changer sans problèmes sur la plage. Une extrémité est resserrée par un cordon élastique permettant de faire passer la tête; celle que Maman avait faite, avait deux petites ouvertures latérales pour faciliter l’opération d’habillage.